L'equa distribuzione

Testi: Esodo 16:4-18

 

Chi ne aveva raccolto molto non ne ebbe in eccesso; e chi ne aveva raccolto poco non gliene mancava”;

possiamo pensare che questa situazione riguardasse soltanto il popolo d'Israele quando raccoglieva la manna mandata da Dio nel deserto, e che dopo quel fatto straordinario le cose siano cambiate;

possiamo pensare che nella realtà quotidiana tutto sia soggetto a criteri di giudizio molto più misurabili e meritocratici, (in fondo è stato anche detto “a chiunque ha sarà dato, e sarà nell'abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha”) Mt 13:12.

La scrittura, infatti, afferma altresì che l'uomo dovrà “mangiare il pane con il sudore del suo volto” (Gen 3:19), ossia dovrà faticare per ottenere quello che gli necessita per vivere, e poiché il cibo che otteniamo è conseguentemente proporzionato allo sforzo che facciamo per ottenerlo, è del tutto legittimo che chi fatica di più, cioè lavora di più, guadagni anche di più!

Questo ragionamento ci appare giusto, perché ragionevole e sensato secondo il comune criterio di giudizio;

ma è veramente questo il criterio di giudizio che usa Dio nella Scrittura?

Il passo dell'Esodo ci dice che le benedizioni di Dio trovano un limite soltanto nel bisogno umano, cioè che ogni uomo ha diritto di ricevere quello di cui ha bisogno per vivere, e questo non per i suoi meriti, ma per la grazia di Dio soltanto.

Gli israeliti che ricevettero la manna dal cielo non avevano alcun merito; nessuno di loro aveva fatto niente per meritare la manna. Loro avevano solamente accettato di seguire Mosè verso la terra promessa fidando nella parola di Dio, e Dio si è preso cura di loro, di tutti loro, indistintamente, procurando a ciascuno il necessario per vivere, e questo non per un giorno, un mese o un anno soltanto, bensì per tutti i quarant'anni durante i quali hanno vagato nel deserto;

ma Dio poi si è ancora preso cura di loro una volta giunti nella terra promessa, “paese dove mangerai del pane a volontà, dove non ti mancherà nella...” (Deut 8:9). “E vi diedi una terra che non avevate lavorata, delle città che non avevate costruite; voi abitate in esse e mangiate il frutto delle vigne e degli uliveti che non avete piantati”. (Giosuè 24:13)

Anche qui non si fa cenno alcuno al merito, ma soltanto alla benedizione e alla grazia di Dio;

allora cari fratelli in Cristo, possiamo vedere come Dio Padre abbia concesso all'uomo tutto quello di cui necessita per vivere degnamente su questa terra, non perché l'uomo abbia qualche merito, o possa vantare dei diritti nei suo confronti, ma soltanto in virtù della sua grazia.

Tutto il creato è stato messo a disposizione dell'uomo per soddisfare i suoi bisogni, affinché non mancasse di nulla, e questo ripeto soltanto per la benevolenza e l'amore di Dio.

Perché sottolineo questo con tanta insistenza?

Un pensatore politico la cui ideologia è stata ormai superata dalla storia, ma di cui certo tutti voi avrete sentito parlare: Karl Marx, il padre dell'ideologia comunista, nei suoi scritti sosteneva che la prima fase del comunismo comportava che ogni lavoratore avrebbe ricevuto secondo la sua opera, mentre nella seconda fase, una volta pienamente realizzato il comunismo in tutti i paesi, ogni lavoratore avrebbe ricevuto secondo i propri bisogni e le proprie necessità.

Non è necessario dire come quest'ideale, nella realtà, si sia rivelato soltanto un'utopia irrealizzabile, perché l'uomo non è ancora pronto, se mai lo sarà, per una società dove ognuno sia veramente libero dal bisogno, laddove non intervenga direttamente Dio a renderla possibile. Tuttavia, il fallimento dell'ideologia marxista non può farci ignorare ciò che di vero e di buono c'era in essa, ossia quegli stessi principi che troviamo nella Scrittura e che il marxismo ha ingenuamente cercato di realizzare senza averne, né i mezzi, né la possibilità per farlo.

Mi riferisco al fatto che nel disegno di Dio ogni uomo deve essere libero dal bisogno e dalla necessità, in quanto Dio stesso ha messo a disposizione dell'umanità tutto il necessario affinché ciò sia possibile;

e questo non era valido soltanto ai tempi in cui Israele riceveva la manna dal cielo, ma è valido in ogni epoca, compresa la nostra. Tutte le risorse della terra sono state donate all'uomo affinché se ne serva per soddisfare i propri bisogni.

Tali risorse, che come ho già più volte ripetuto, sono un dono della grazia di Dio, devono servire a tutta l'umanità, e perciò devono essere messe a disposizione di ogni singolo uomo secondo i suoi bisogni.

Se noi oggi dividessimo tutte le risorse della terra per il numero dei suoi abitanti non ho dubbi che otterremmo una quantità pro capite sufficiente per far vivere ogni uomo di questo mondo libero dal bisogno, ossia secondo quanto afferma la scrittura; questo perché Dio conosce ciò di cui necessitiamo e ce lo dona nella misura sufficiente, come è scritto in Esodo: “Ognuno ne raccolga quanto gli basta per il suo nutrimento”.

Ma dire sufficiente significa anche dire: “senza che qualcuno ne abbia in eccesso, e senza che a qualcuno glie ne manchi”, come purtroppo accade oggi, se pensiamo che il reddito medio pro capite mondiale è di c.a. 10.000$, ma in paesi come gli Stati Uniti, per esempio, il reddito medio pro capite supera i 56.000$, mentre in Sud Sudan arriva appena a 221$ annui!

Per questo motivo nessuno davanti a Dio ha il diritto di prendere per sé più di quanto gli è necessario, altrimenti qualcun altro mancherà del necessario!

Se in questo mondo non si riesce ancora a far sì che ognuno abbia secondo i suoi bisogni e le sue necessità, è proprio perché alcuni hanno preso più di quanto è loro necessario, lasciando in questo modo molti altri con meno del necessario per vivere.

Come credenti in Cristo noi non abbiamo, né la pretesa, né la forza di cambiare questo mondo, ma certo abbiamo il “dovere” di proclamare la giustizia dell'Evangelo al mondo, il dovere di non tacere davanti alle ingiustizie e agli inganni che ogni giorno vediamo e accettiamo invece passivamente, soltanto perché, secondo il metro di giudizio di questo mondo, essi sono legittimi.

Come credenti dobbiamo chiederci se sia volontà di Dio che un piccolo gruppo di uomini di ogni nazione abbia preso per sé la grande maggioranza delle risorse del mondo, in misura enormemente superiore a quello che è il loro reale fabbisogno, mentre ci sono centinaia di milioni di uomini che a causa di questo atteggiamento non dispongono di risorse sufficienti per vivere una vita dignitosa.

La scrittura ci dice che i ricchi difficilmente entreranno nel Regno dei Cieli, e questo possiamo ritenerlo più o meno corretto, a seconda se noi ragioniamo come il mondo e crediamo che chi ha guadagnato la ricchezza col sudore della sua fronte dopo tutto se la sia meritata;

oppure se ragioniamo secondo la Scrittura e pensiamo che avendo i ricchi già avuto la loro parte di beni in questo mondo, nel prossimo debbano avere la loro parte di mali (come recita la parabola del ricco e di Lazzaro Luc 16:20).

Ma io credo che entrambi questi modi di vedere le cose, oggi non siano più giustificati alla luce della nostra realtà sociale, dove la popolazione mondiale ha superato la soglia dei 7 miliardi di persone;

se le ricchezze non sono un merito dell'uomo, bensì un dono di Dio, in quanto dono di Dio, nessun accumulo di ricchezza, oltre quanto ci è necessario per vivere, è legittimo davanti a Dio, perché in un mondo dove le risorse sono sufficienti per tutti ma “non infinite”, ogni accumulo di qualcuno oltre il suo necessario, equivale inevitabilmente ad una mancanza e ad uno stato di necessità per qualcun altro, e questa realtà l'abbiamo davanti ai nostri occhi ogni giorno.

Ecco la vera responsabilità dei ricchi del mondo attuale! Loro saranno giudicati non per aver goduto delle ricchezze che Dio ha dato agli uomini, ma proprio per aver impedito agli altri di goderne a sufficienza.

Questo comportamento tanto ammirato nel mondo, in verità dovrebbe essere considerato un vero e proprio “crimine contro l'umanità”, oltre che contro la volontà di Dio.

Questo mondo infatti da sempre ammira i ricchi e i potenti, coloro che hanno fatto fortuna, che hanno accumulato tesori e vivono in palazzi dorati, mentre lo stesso mondo disprezza i poveri, i miseri, i falliti, i derelitti, coloro che nella vita non sono stati abbastanza scaltri o spregiudicati negli affari, e sono rimasti dei poveri disgraziati ai margini della società.

Gesù Cristo però non ha usato questo metro di giudizio; lui è andato proprio dagli ultimi, dagli esclusi, dai poveri, dagli emarginati e dai disprezzati dalla società per annunciare a loro la liberazione e la salvezza di Dio.

Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi primi”, è detto in Mc10:31, perché spesso sono proprio quelli che il mondo ha rigettato ad essere gli Eletti del Regno di Dio.

Però è molto difficile vedere la beatitudine in un povero immigrato clandestino, senza lavoro, senza dimora, senza diritti, costretto a fuggire dal suo paese perché perseguitato dalla miseria, quando non anche dalle guerre e dalle vessazioni dei governanti locali corrotti.

E' molto più facile vedere la beatitudine in un artista famoso, in un campione sportivo o in un ricco manager di una multinazionale, che guadagnano milioni di dollari, sfruttando e depredando le risorse proprio di quei paesi da dove i poveri emigrati sono costretti a fuggire; non è vero?

Eppure secondo la scrittura i veri beati sono proprio i primi, mentre i secondi assomigliano molto a dei criminali che con le loro azioni stanno condannando a morte milioni di loro fratelli.

Come cristiani, tuttavia, non siamo chiamati a giudicare questi “grandi uomini che il mondo osanna”, poiché il giudizio appartiene a Dio soltanto, ma certo non possiamo continuare ad ammirarli e riverirli, nemmeno quando si presentano come dei benefattori dell'umanità, e per lavarsi le coscienze fanno delle generose donazioni ai c.d. poveri, ossia alle persone che loro stessi hanno contribuito a rendere tali sottraendo la giusta parte di beni che Dio aveva destinato loro!

Dovremmo forse ammirare un ladro, che dopo aver derubato qualcuno, gli restituisce una piccola parte di ciò che gli aveva preso?

Allora cari fratelli in Cristo, guadiamoci bene dal desiderare ed invidiare questi “campioni del mondo”, e non facciamoci ingannare dalle loro parole, né dai loro temporanei successi, come ci insegna il salmista: “...non adirarti per chi prospera nelle sue imprese, per l'uomo che ha successo nei suoi malvagi progetti” (Sal 37:7b);

preserviamo il nostro cuore da questa tentazione, e mettiamoci piuttosto nelle condizioni di denunciare, prima di tutto qui tra di noi, queste situazioni contrarie alla giustizia di Dio.

La salvezza di tutti i figli di Dio, infatti, passa anche da una maggiore giustizia sociale, da una progressiva presa di coscienza che soltanto una più equa distribuzione delle risorse del Creato, esclusivo Dono di Dio, permetterà a tutti di accogliere con speranza la salvezza portataci da Cristo col suo sacrificio.

Il nostro ruolo di cristiani evangelici deve essere prima di tutto quello di testimoniare la giustizia di Dio al mondo, anche contro ogni evidenza e realtà consolidata dalla tradizione di questo mondo.

Il Signore non ci chiede di fare delle rivoluzioni violente, che sarebbero comunque destinate al fallimento, essendo il potere del mondo troppo forte per essere sovvertito, però ci chiede di non smettere mai di condividere con chi ci sta vicino la sua Parola di speranza, di giustizia, di liberazione e di salvezza. Sia lodato il nome del Signore. AMEN