Credere in Gesù
Testo: Giovanni 11:38-46
L’episodio della risurrezione di Lazzaro è uno dei più toccanti del Vangelo, giacché, tra tutti i miracoli che il Signore ha compiuto, quello di ridare la vita ad una persona già morta, e per giunta morta da quattro giorni, come ben sappiamo, è qualcosa che va al di là di ogni capacità umana!
Questo “grande segno” poteva provenire soltanto da Dio; semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, Gesù prova in maniera inequivocabile, diremmo noi, che Lui era veramente da Dio, che Lui era il figlio di Dio e che quindi Lui era Dio!
Ma bastò questo per convincere tutti i presenti?
No, poiché anche di fronte ad un segno inequivocabile come questo, Giovanni dice: “Perciò molti Giudei che erano venuti da Maria, e avevano visto ciò che egli aveva fatto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e raccontarono loro quello che Gesù aveva fatto”, ossia coloro che andarono dai farisei invece di credere e seguire Gesù, sono coloro che nonostante l’evidenza non hanno creduto, ma sono ritornati alla loro tradizione, rappresentata appunto dai farisei.
Che significato ha tutto ciò?
Il grande significato, che poi è anche ciò che è alla base della fede stessa nel Signore, è proprio che “credere” è una cosa indipendente dal “vedere”, poiché la fede non deriva dal vedere, ma quando si tratta di Dio “il credere precede il vedere”.
Umanamente parlando sentiamo spesso dire “vedere per credere”, ossia se devo credere fammi prima vedere che quello che dici è vero, invece quando noi entriamo nel terreno soprannaturale di Dio, Dio stesso ci chiede prima di credere in Lui come presupposto per vedere poi la sua opera.
Certo quando il Signore è venuto in mezzo a noi ha fornito ai presenti molti segni, perché essi dovevano servire a testimoniare che Lui era veramente da Dio; in questo caso i segni erano necessari, perché chi afferma di essere qualcuno, prima di tutto deve provare la sua identità, e Gesù l’ha fatto, e Lui stesso ci ha spiegato il perché: “Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato…”, ma provato questo in modo inequivocabile a coloro i quali erano destinati a credere in Lui, ecco che i segni hanno necessariamente dovuto lasciare il posto alla fede.
Marta viene bonariamente rimproverata da Gesù per i suoi dubbi: “Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?”, ma Gesù sapeva che Marta credeva, che aveva già una profonda fede e che era soltanto per l’amore che lei nutriva per suo fratello Lazzaro che aveva fatto questa affermazione motivata soltanto dal dolore per la sua perdita.
Così il Signore conosce il nostro dolore e non ci abbandona, ma ci chiede di avere fede in Lui in qualunque circostanza, anche quando le Sue azioni non ci sono subito comprensibili perché rientrano nel superiore piano di Dio che ci verrà svelato soltanto a suo tempo. Come nel caso di Lazzaro che doveva prima morire per dare modo a Gesù di mostrare il suo potere di ridare la vita.
Ora cari fratelli in Cristo anche noi come Marta vorremmo che il Signore rispondesse subito alle nostre preghiere, che fosse sempre a nostra disposizione per esaudirci non appena ne sentiamo la necessità, e se questo non avviene, anche la nostra (poca) fede viene meno e ci coglie la disperazione o addirittura il risentimento nei confronti di Dio; questo però non deve accadere perché noi abbiamo avuto la prova certa che Dio ha tutta la potenza per compiere la Sua opera nel mondo, e che se ancora non agisce non è perché si è dimenticato di noi, ma soltanto perché il Suo piano prevede tempi diversi di realizzazione.
Credere nel suo intervento a prescindere “dal come e dal quando” è la base della fede stessa di un credente! Com’è scritto: “Ora senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano” ( Eb 11:6 )
Il credente si pone interamente nelle sapienti mani di Dio, non dubita mai di Lui, ma attende paziente il suo intervento, come un fanciullo si affida alle amorevoli mani dei genitori che provvedono a lui per il meglio nel modo e nel tempo opportuno.
Allora cari fratelli in Cristo, non cerchiamo di invertire i principi stabiliti da Dio, ma rivolgiamoci a Lui con fede, con un cuore sincero, con il desiderio e la preghiera che Egli operi nella nostra vita secondo il suo amorevole piano, e allora noi vedremo la gloria di Dio. AMEN
