Dio cambia con noi
Testi: Ezechiele 36:22-27; Luca 5: 37-39
In che modo possiamo noi profanare il nome di Dio?
La Legge di Mosè conteneva una serie di regole la cui osservanza era l'essenza stessa del culto rivolto al Signore, quello a lui gradito. Il senso del sacro era quanto mai esteso presso il popolo d'Israele, che per accostarsi a Dio doveva osservare un numero enorme di precetti.
Dio, però, per bocca del Profeta Ezechiele, ha accusato il suo popolo di aver “profanato il suo nome presso tutte le nazioni”, per non aver osservato le sue prescrizioni e i suoi comandamenti, e tuttavia, per rimediare al grave peccato che Israele aveva commesso, Dio ha adottato una soluzione a dir poco innovativa, se non addirittura rivoluzionaria: non ha più fatto ricorso ai severi precetti della Legge, non ha più impartito le drastiche punizioni che aveva utilizzato fino a quel momento, e che a ben vedere non avevano prodotto alcun risultato concreto.
No, Dio ha sconvolto il modo di pensare del suo popolo dicendo: “Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni”.
Questa promessa di Dio ad Israele è stata mantenuta e mandata ad effetto, prima per mezzo di Gesù Cristo, e poi mediante la discesa dello Spirito Santo.
Siamo veramente di fronte a quello che oggi definiremmo un “cambiamento epocale” di Dio.
A questo punto però ci sorge spontanea una domanda: ma Dio, che noi conosciamo anche come l'Eterno, ossia il sempre uguale a sé stesso, l'immutabile, colui che è al di fuori del tempo, perché domina il tempo;
Dio può mai cambiare?!
La Scrittura ci dice che in più di un'occasione Dio ha cambiato idea: “Dio si pentì del male che aveva minacciato di fare loro...”, scriveva per esempio il profeta (Giona 3:10)
Non è allora un ben strano dio quello che si pente di qualcosa, che rivede le sue posizioni, che in buona sostanza ammette i suoi errori?
Non siamo forse noi abituati a vedere Dio come l'Essere Supremo e perfetto che non può mai sbagliare?
Ebbene cari fratelli in Cristo, Dio è sì l'Eterno e l'Onnipotente, come afferma la Scrittura, ma la stessa Scrittura ci dice che Dio non è immobile e che la sua volontà è altresì soggetta a cambiamenti poiché Lui interagisce con la sua creazione, perciò, anche se Dio è sempre uguale a sé stesso, non di meno quando agisce nei confronti dell'uomo, non lo fa in modo sempre uguale in ogni tempo e luogo, e questo perché è l'uomo a non essere sempre uguale, infatti l'uomo è una creatura che cresce e matura attraverso le varie epoche, grazie alle nuove esperienze.
Non vi è dubbio che l'uomo di oggi non sia lo stesso di un secolo fa, e quello di un secolo fa non sia uguale a quello di mille anni fa, né a quello di duemila anni fa. Il popolo ebraico ai tempi di Gesù Cristo non era lo stesso dei tempi di Mosè, che a sua volta era diverso da Abraamo e dal nostro progenitore Adamo.
Da quando il genere umano ha visto la luce, ha fatto molta strada, e durante tutta quest'arco di tempo Dio è sempre stato vigile e presente, pronto a guidare, educare, soccorrere, correggere e sostenere la sua creatura.
Voi che siete dei genitori vi comportate con i vostri figli, adesso che sono adolescenti o adulti, nello stesso modo di quando erano bambini? È ovvio che no! Eppure voi siete sempre gli stessi, ma come genitori dovete necessariamente adattare il vostro agire alla crescita dei vostri figli.
Così Dio ha fatto lo stesso con l'umanità.
L'umanità nel corso dei secoli è cresciuta, è maturata, è diventata più adulta, e Dio ha progressivamente cambiato il suo atteggiamento verso di lei.
Ora per noi cristiani è naturale guardare alla Legge di Mosè come a qualcosa di non più vincolante come lo era per il popolo ebraico, perché le parole del profeta Ezechiele per noi sono state acquisite e maturate in Cristo; purtroppo però, fino ad un certo punto soltanto, perché quello che ci voleva dire Dio Padre per mezzo del Profeta non era semplicemente annunciarci l'avvento di un grande cambiamento materiale e spirituale nel nostro rapporto con Lui, ma anche riaffermare il principio che il rapporto tra Dio e l'uomo non è stabilito per sempre; non è sempre uguale a se stesso, ma deve cambiare e si deve evolve di continuo nel tempo, non perché sia Dio a cambiare, ma perché è l'uomo a farlo!
L'uomo cambia e Dio si adegua, potremmo dire un po' provocatoriamente;
in verità è Dio che precede i cambiamenti dell'uomo, e nel nostro tempo lo fa comunicando con noi attraverso il suo Santo Spirito, che vivifica e rinnova la Scrittura, rendendocela comprensibile in modo nuovo attraverso dei cuori di carne, ovvero non più mediante la brutalità della Legge, bensì la dolcezza del suo amore di Padre che attraverso Gesù Cristo ce l'ha fatto conoscere, infondendolo in noi.
In verità, a non voler accettare l'idea che Dio non sia disposto a modificare la sua volontà e quindi la sua azione nei nostri confronti sono proprio gli uomini, o almeno alcuni di loro, che troppo spesso hanno ancora mantenuto quel “cuore di pietra” che invece Dio ha voluto strapparci dal petto.
Gli Scribi e i Farisei ai tempi di Gesù erano così convinti di fare bene, di essere nel giusto, che si opposero con ogni mezzo all'annuncio della grazia di Dio portata da Cristo, e questo in nome della loro tradizione umana. Loro si erano costruiti un Dio fermo e immutabile, che aveva parlato in modo definitivo mediante la Legge data a Mosè, e che dopo d'allora non avrebbe più avuto nient'altro da dire.
La tradizione, tanto cara a tutti i religiosi e alle Chiese di ogni tempo e luogo, spesso è quanto di più lontano ci sia dalla vera immagine del Dio Vivente.
La tradizione è come una fotografia di una persona a noi cara, che ora però non è più con noi; e noi cerchiamo di tenercela stretta questa foto, conservandola in tasca o mettendola sul nostro comodino, e la guardiamo di continuo perché vogliamo ricordare la persona così com'era allora, quando quella foto è stata scattata; così facendo però rifiutiamo di accettare l'idea che quella persona ora possa essere cambiata e non essere più quella della fotografia.
Dio non si può imprigionare in una foto scattata tanto tempo fa, quando è stata redatta la Bibbia. Dio è vivente, il suo Spirito Santo è con noi ogni giorno della nostra vita, ci accompagna, ci sostiene, ci interroga e ci istruisce giorno dopo giorno secondo le nostre necessità, ossia secondo il maturare dell'umanità.
Quando però accade che il cuore dell'uomo sia ancora di pietra, perché rivolto al passato, imprigionato nella tradizione degli uomini, Dio fa davvero molta fatica per rinnovare i nostri cuori, per sradicare le nostre idolatrate tradizioni. Così speso avviene ciò che Gesù ha predetto: “...il vino nuovo va messo in otri nuovi”. Perché i vecchi non possono contenere la forza del rinnovamento dello Spirito Santo, che alcuni non vogliono accogliere, proprio perché come dice ancora Gesù: “...nessuno, che abbia bevuto vino vecchio, ne desidera del nuovo, perché dice: "Il vecchio è buono.”
Un cuore nuovo, il cuore nuovo che Dio ci ha donato, è il presupposto indispensabile per accogliere l'amore di Dio e conformare la nostra vita alla sua volontà. La volontà che Dio esprime è sempre rivolta alla nostra crescita spirituale in vista del Regno di Dio, però molti rifiutandola si arroccano su posizioni superate dicendo: “Ma nella Bibbia c'è scritto questo; gli uomini allora hanno fatto così!”
Si è vero che nella Bibbia c'è scritto così; tuttavia è altrettanto vero che lo Spirito di Dio ci insegna di continuo cose nuove, cose adatte all'uomo del nostro tempo, e se noi non accettiamo che lo Spirito Santo parli ai nostri cuori attraverso la Scrittura, rinnovandocela nella sua comprensione, noi rimarremo uomini e donne con cuori di pietra com'erano gli Scribi e i Farisei del tempo di Gesù, che continuavano a vedere Dio soltanto attraverso una vecchia fotografia scattata tanti anni prima, ovvero la Legge di Mosè, e si rifiutavano di vedere il Dio Vivente che allora era presente in mezzo a loro nella persona di Gesù Cristo!
Oggi Dio è presente tra di noi nella persona dello Spirito Santo, e ci parla; possiamo ascoltarlo aprendo i nostri cuori di carne al suo dolce soffio d'amore, che ci suggerisce come Dio gradisca coloro che mettono l'amore per Dio e per gli uomini al primo posto nella loro vita, oppure possiamo ostinarci a tenere le nostre menti ancorate alla tradizione, alla “Lettera della Scrittura” in tutta la sua durezza e brutalità, che serve soltanto, come già è servita in passato, come strumento di condanna per l'uomo, e non di salvezza!
“Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”; questa frase del vangelo di (Gv8:7) non significa forse che il perdono è meglio del giudizio, e che l'amore e la misericordia sono ciò che Dio vuole da noi?
Perché allora siamo così pronti a condannare dei fratelli e delle sorelle per i loro peccati o presunti tali? Perché ricerchiamo sempre la pagliuzza nell'occhio del fratello e non vediamo la trave nel nostro occhio? È così fondamentale il nostro giudizio di condanna per il fratello, al punto di venire prima del nostro perdono?
Il cuore di carne che Dio ci ha donato non doveva forse servire a noi per avvicinarci a Dio ed essere a lui graditi? Perché allora ci concentriamo ancora sulle forme vuote, sulla tradizione, sulla “lettera morta” della Scrittura, quando abbiamo accanto a noi lo Spirito del Dio Vivente che ci ha accolti e ci sta guidando verso il Regno dei Cieli?
Perché continuiamo con questo nostro comportamento a profanare il nome di Dio?
Ogni volta che noi rifiutiamo di accogliere ciò che Dio ci dona di nuovo, non commettiamo forse un atto di ribellione verso di lui?
Forse che la rivelazione data da Dio all'Apostolo Pietro: “Pietro, alzati, ammazza e mangia” contenuta negli Atti al capitolo 10, si riferiva soltanto ai cibi e ad una specifica situazione?
Oh non era piuttosto l'affermazione del principio che Dio rivede la sua volontà di continuo per venire in contro alla nostra crescita, quando risponde a Pietro: “Le cose che Dio ha purificate, non farle tu impure”.
Ora cari fratelli in Cristo, allo stesso modo in cui Scribi e Farisei, formalmente osservanti della volontà di Dio come riportata nella Legge, in verità essi ne tradivano lo Spirito e sfidavano Dio in nome della loro tradizione, così noi oggi rischiamo di essere dei Cristiani soltanto di nome se rimaniamo attaccati alla “Lettera della Scrittura” senza però accoglierne e metterne in pratica lo spirito, ossia tutto ciò che Dio ci dice e ci dona di nuovo per favorire la nostra crescita spirituale.
La nuova linea guida è stata chiaramente tracciata da Cristo quando ci ha detto: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso” (Lu 10:27), e ancora: “Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4:23); tutto ciò che è contrario a questi insegnamenti fondamentali, anche se contenuto nella Scrittura, perché così si era espresso Dio quando quelle prescrizioni erano state date all'umanità allora più giovane ed immatura di adesso, non può essere un freno, né rappresentare una giustificazione alle nostre azioni di oggi.
Il principio che Dio è con noi e ci parla ogni giorno, rivelandoci cose sempre nuove, viene prima di tutto il resto perché è Dio stesso che lo ha espresso e confermato a più riprese in tutta la Scrittura, nella quale noi riconosciamo che Dio ha parlato. Su queste basi tutte le Chiese Cristiane, secondo il loro grado di maturazione spirituale, devono adeguare la loro condotta, e così dobbiamo fare ciascuno di noi, sempre però lasciando che sia lo Spirito Santo a guidare i nostri passi attraverso il cuore di carne che lui ci ha donato.
Allora noi possiamo ancora profanare il nome di Dio, e lo facciamo ogni volta che lo releghiamo nella rigida tradizione della Chiesa, nella dura lettera della Scrittura, nella testimonianza infedele della Parola, nella chiusura di un cuore di pietra che rifiuta la misericordia e l'amore di Dio;
ogni volta che noi predichiamo un Dio che non è quello amorevole e paterno che Gesù ci ha fatto conoscere, noi profaniamo il suo nome!
Lasciamo allora che sia Lui stesso a santificare il suo glorioso nome permettendogli di dimorare in noi con il suo Santo Spirito e lasciandogli guidare la nostra vita di fedeli testimoni della Parola e figli amati dell'unico nostro Padre Celeste.
AMEN
