Discepoli di Gesù
E' possibile ascoltare la meditazione direttamente da questo link:
https://rumble.com/viz86f-discepoli-di-ges.html
Testo: Luca 14:25-27 ; 33
Se a qualcuno non fosse ancora chiaro che il Signore chiede ai suoi discepoli di essere sempre messo al primo posto nella loro vita, questi versetti dovrebbero togliere ogni residuo dubbio!
Essere discepoli di Gesù, cari fratelli, è un “lavoro a tempo pieno”, non un hobby domenicale!
Le parole del Signore riportate in questo passo suonano da sempre molto dure, perché usare un termine come “odiare” i propri genitori, mogli e figli, quando lui solitamente ci chiede persino di “amare i nostri nemici”, potrebbero apparirci quasi un controsenso, se non proprio il capovolgimento di tutti gli insegnamenti dell’Evangelo.
In verità Gesù in questo caso non usa la parola “odiare” nel senso letterale del termine che noi solitamente conosciamo, bensì vuole farci capire che Dio deve sempre e comunque venire prima di tutto e di tutti; non possono esserci scusanti di sorta quando si tratta di ubbidire e servire il Signore come lui ci richiede. Tutto il resto, tutti i nostri compiti e doveri verso il nostro prossimo, fossero anche i nostri stessi famigliari, per un discepolo del Signore vengono dopo e sono subordinati al servizio a Dio.
Quanti credenti però, sono davvero disposti, anche solo in linea teorica, ad accettare questa richiesta?
Molto pochi in verità, al punto che in talune chiese si è pensato di risolvere il problema imponendo il celibato e la clausura di coloro che si dedicano al servizio di Dio, come rimedi oggettivi contro la possibilità di disubbidire a questo comandamento, ma è ovvio che non è questa la soluzione voluta dal Signore, prima di tutto perché tutti i credenti sono tenuti ad ubbidire a questo comando di Gesù e non certo soltanto alcune “categoria speciali”, quindi la soluzione deve risiedere nel nostro cuore, dove l’amore per il Signore deve occupare il posto centrale, e quando questo avviene, i credenti scoprono che è proprio quell’amore per il Signore che ci permette di amare tutto il testo, e non viceversa.
Coloro che si sforzano di amare il loro prossimo soltanto per mezzo delle loro forze umane, sono destinati a fallire miseramente;
coloro che invece chiedono al Signore di dare loro la forza di amare il resto del creato, dopo aver donato il loro intero essere al servizio di Dio, ottengono il successo sperato, perché non sono più loro che agiscono, ma è lo Spirito di Dio, ossia Dio stesso, che agisce attraverso di loro!
Ma concretamente come possiamo arrivare a ubbidire a questo comando, che se preso isolatamente ci sembrerà impossibile da adempiere?
Molto spesso i discepoli di Gesù diventano tali pensando prima di tutto ai benefici che il credente riceve, ossia alle tante benedizioni che il Signore riversa sui suoi discepoli;
ora però, la prima cosa a cui un credente deve pensare sono gli obblighi che questo compito comporta, come ci evidenzia Gesù: “Così, anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: "Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare” (Lc 17.10) e quindi alla pesante responsabilità che questa condizione comporta.
Quando siamo chiamati al servizio del Signore: "Sforziamoci di pensare che la nostra chiamata, in questa vita, sia quella di compiacere soltanto a Dio", disse qualcuno.
Allora ciascuno di noi prima di intraprendere qualsiasi azione, pronunciare parola o tenere un dato atteggiamento, provi a chiedersi: “Ciò che sto per fare piacerà a Dio? Sarà in linea con quanto Lui mi chiede di fare per Lui?”
Il discepolo molto spesso deve affrontare l’odio e i pericoli del mondo, proprio come li ha dovuti affrontare per primo Gesù, essendo questo mondo controllato dal potere del Male, che non risparmia mai di perseguitare i discepoli del suo eterno nemico.
Ecco perché Gesù ci mette in guardia sulle difficoltà che incontreremo sul nostro cammino, che ci sono presentate come altrettante prove cui saremo sottoposti per dimostrare d’essere dei veri discepoli del Signore: “Chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”.
La croce, che è il simbolo stesso del cristianesimo, certamente non è un’immagine facile, né comoda da portare: “Le croci non si costruivano per viverci sopra ma per morirci”
Allora cari fratelli in Cristo prepariamoci ad affrontare ogni giorno le difficoltà del mondo, e a superarle, cosa che però riusciremo a fare soltanto con l’aiuto del Signore.
Se non saremo disposti a fare questo, in vero non potremo nemmeno diventare discepoli del Signore, come ci mette in guardia Gesù stesso quando ci ricorda che se non siamo disposti al sacrificio, non potremo nemmeno essere Suoi discepoli. AMEN
