Fede, preghiera, fiducia

Testi: Luca 11:5-13; Proverbi 3:5-6

 

Sono sicuro sia capitato a ciascuno di voi di dover chiedere un favore o un aiuto ad un amico, e che prontamente questi vi abbia risposto: “non ti preoccupare, ci penso io!”

Quel “ci penso io” vi sarà stato di grande sollievo, perché, poter contare sull’aiuto di un amico nel momento del bisogno, piccolo o grande che sia, è sempre piacevole e rassicurante.

Ora però, questo è vero se ad offrirci l’aiuto è una persona che conosciamo bene e di cui sappiamo di poterci fidare, ma se non è così, allora le prospettive cambiano, e anche profondamente.

Solitamente sono due i motivi che ci possono “far dubitare” di fronte alla promessa d’aiuto che ci viene offerto a seguito di una nostra richiesta, e precisamente se:

- riteniamo che la persona che ci sta offrendo il suo aiuto non sia per nulla affidabile, perché sappiamo, per esperienza diretta, o per sentito dire, che non è una persona di parola, bensì una persona che promette ma che poi non mantiene, perché è solito fare promesse a vuoto, o peggio ancora perché è una persona di dubbia fama, della cui parola è saggio dubitare;

- sappiamo che la persona che ci sta offrendo il suo aiuto, con tutta la sua buona volontà, non sarà davvero in grado di aiutarci, perché la soluzione del nostro problema va ben oltre le sue capacità e possibilità, ossia in parole povere, si tratta di una persona sì volenterosa, ma che per quanto si impegni non è in grado di fare ciò che dice.

Di fronte a queste due eventualità, è ben giustificato il nostro timore, e quindi la nostra decisione di “non contare sul suo aiuto”, di non fare affidamento su di lui, ma di cercare invece di risolvere in altro modo il nostro problema: o da soli, oppure rivolgendoci ad altri.

Questo modo di ragionare è logico e del tutto razionale, e nessuno potrà mai biasimarci se rifiutiamo l’aiuto da persone che si presentano con queste caratteristiche di inaffidabilità e/o incapacità.

La prospettiva però cambia totalmente, o almeno dovrebbe cambiare, quando noi, come credenti, ci rivolgiamo a Dio in cerca di aiuto per affrontare un problema che ci assilla e a cui non riusciamo a venire a capo con le nostre sole forze.

La Bibbia ci parla in continuazione delle richieste d’aiuto presentate a Dio per mezzo della preghiera da parte dei credenti (Giacobbe che lottava con l’angelo, Daniele che pregava tre volte al giorno, Davide che pregava Dio con ardore, Elia che pregava sul monte e Paolo e Sila che pregavano mentre erano rinchiusi in prigione.) Tutti questi credenti erano anche loro alle prese con delle difficoltà e in preghiera si sono rivolti al Signore per superare i momenti difficili, avendo fede in Lui, e quindi fiducia che Dio avrebbe risposto loro fornendogli tutto l’aiuto necessario.

Allora, la domanda che deve venirci spontanea è: perché anche noi, credenti al pari loro, non dovremmo fare altrettanto ogniqualvolta abbiamo bisogno d’aiuto?

La nostra ritrosia a chiedere aiuto a Dio, ossia a pregarlo a fronte di situazioni difficili in cui abbiamo bisogno d’aiuto, è giustificata?

La nostra decisione di non chiedergli aiuto, è forse motivata da uno due motivi, logici e razionali, di cui vi ho parlato prima?

Se per un non credente è del tutto logico e razionale “non pregare” un dio del quale nega persino l’esistenza, per un credente, che confessa la sua fede in Dio e nel Signore Gesù Cristo, le cose dovrebbero essere ben diverse.

Riteniamo forse che Dio sia una persona inaffidabile, che non mantiene la sua parola, che fa promesse a vuoto, o peggio ancora sia una persona di dubbia fama?

Riteniamo forse che Dio sia una persona debole, che non sarà in grado di aiutarci, perché la soluzione del nostro problema va ben oltre le sue capacità e possibilità?

Per un credente, pensare questo di Dio, è senza dubbio un controsenso, una vera e propria assurdità, ma prima di tutto è un grave peccato!

Allora perché molte volte siamo esitanti nella preghiera, o addirittura evitiamo proprio di chiedere a Dio l’aiuto che Lui stesso, non solo ci ha promesso, ma che ci ha anche vivamente invitato a chiedere?

Non disse forse il Signore: “…chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto” (Lc 11:9) e ancora: “Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa” (Gv 16:24).

Allora cari fratelli in Cristo, se non è mancanza di fede nella volontà e nella potenza di Dio, affinché Lui ci doni ciò di cui abbiamo bisogno, che cos’è che ancora ci frena dal chiedere continuamente a Lui in preghiera, senza stancarci mai? Dal “rompergli le scatole” h 24.00, come si direbbe nel linguaggio molto informale oggi?

Questa domanda non è banale, ma anzi è il cardine stesso della nostra fede, o se vogliamo la prova dello “spessore” della nostra fede, poiché molti credenti pensano che la fede si misuri in base alla nostra sapienza delle cose di Dio, altri che sia data dalla nostra ubbidienza ai suoi insegnamenti, altri ancora che sia il risultato e la conseguenza delle azioni e delle opere che compiamo nella nostra vita.

Ora questo può essere parzialmente vero, tuttavia, la verità è molto più semplice di così: prima ancora di conoscere le cose di Dio e di diventare dei bravi cristiani agli occhi dei nostri fratelli, dobbiamo comprendere che l’amore che ci lega a Dio Padre e al Signore Gesù Cristo si manifesta pienamente nell’accettazione della nostra qualità di “figli di Dio”.

Così, come dei figli, fin da quando stiamo ancora succhiando il latte dal seno materno o compiamo i primi passi nella vita, a quando, ancora fanciulli e poi adolescenti ci prepariamo ad affrontare il mondo, ci rivolgiamo a Lui per avere ogni cosa di cui necessitiamo per vivere, avendo piena fiducia di riceverlo, perché questa è la sua volontà di Padre: “…se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste” (1 Gv 5:14-15).

Fede, preghiera e fiducia sono dunque i tre elementi che ci connettono al Signore in ogni istante della nostra vita di credenti, e che ci permettono di ottenere da Lui ogni cosa promessa, senza nessun’altra “condizione o prezzo da pagare”, poiché ogni cosa ci viene accordata gratuitamente in quanto “figli di Dio”.

Se e quando questo non avviene, vuol dire che uno o più di questi elementi manca nel nostro rapporto con Dio, che per questo è soltanto “parziale”.

Fratelli, se qualcuno ha avuto a che fare con la nostra burocrazia italiana avrà certo scoperto, a sue spese, che quando in una pratica manca qualcosa, sia pur di minor importanza, si blocca tutto, perché per percorrere tutto il suo iter una qualsiasi pratica necessita di tutti i suoi elementi;

lo stesso è del nostro rapporto con Dio: se manca anche uno solo di questi tre elementi (fede in Dio, quale Padre amorevole creatore, preghiera, per chiedere a Lui quanto ci è necessario, e fiducia di averlo già ottenuto, per il solo fatto di averlo chiesto) il nostro rapporto con Dio si interrompe.

Si interrompe nel senso che ci comportiamo come qualsiasi persona che “non credendo in Dio” non affida a Lui la propria vita, e di fatto affronta la stessa come quelli che contano solo sulle proprie forze e su quanto il mondo fornisce loro. Questo però non è ciò che Dio Padre ha in serbo e in vista per i suoi figli, sia quaggiù sulla terra, sia ovviamente lassù nel regno celeste del nostro Signore Gesù Cristo.

Ora il testo di Proverbi proposto oggi ci dice esattamente questo: “Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento”, ossia FEDE;

riconoscilo in tutte le tue vie”, ossia PREGHIERA;

ed Egli appianerà i tuoi sentieri”, ovvero FIDUCIA!

Quindi fratelli, abbiate una fede sincera, forte e autentica nel Signore Gesù Cristo, non smettete mai di pregare Dio Padre nel suo nome per qualsiasi cosa, e soprattutto abbiate la certezza di aver già ottenuto quanto richiesto, avendo piena fiducia nella sua Parola;

tutto il resto lasciatelo agli altri, a quelli che discutono di sapienza, ma non dimostrano di averla, a quelli che giudicano il comportamento degli altri caricando pesi sulle loro spalle che loro non muovono neanche con un dito, a quelli che chiudono le porte del Regno di Dio, non entrando loro ed impedendo anche agli altri di entrare…per non citare che alcuni degli esempi fatti dal nostro Signore.

Accettare l’amore Paterno del Padre è la cosa più semplice da fare, basta avere fede nel Signore Gesù Cristo e mettersi nelle sue mani come fanciulli, perché davvero il Regno di Dio è di coloro che sono come fanciulli, ovvero che sanno accostarsi a Dio con la stessa fede spontanea, fidando solo sul suo infinito amore di Padre, consapevoli che senza il Signore noi non possiamo fare nulla! AMEN