Gesù, noi e la preghiera

Luca 6: 12-13

12 In quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio. 13 Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli;

Matteo 14:22-23

22 Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente. 23 Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo.

1 Tessalonicesi 5:16-18

16 Siate sempre gioiosi; 17 non cessate mai di pregare; 18 in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.

 

Perché Gesù pregava? Lui era il figlio di Dio, “era Dio”, che bisogno aveva lui di pregare?

Questa domanda sorge spontanea leggendo questi passi della Scrittura. Invece Gesù sentiva spesso il bisogno di ritirarsi in luoghi appartati, da solo, a pregare, e questo potrebbe anche sorprenderci se ci limitassimo a vedere nella preghiera una richiesta a Dio (preghiera di supplica), come molti credenti o pseudo credenti tendono a pensare. “Prego Dio per ottenere qualcosa: una guarigione, un aiuto famigliare o economico, o semplicemente la sua benedizione, dovendo affrontare una situazione difficile”.

In questo caso Gesù non avrebbe avuto la necessità di pregare il Padre, ben potendo Lui avere tutto ciò di cui aveva bisogno, tuttavia, la preghiera non è solo supplica, ma anche ringraziamento e lode. Vi sono alcuni episodi nel Vangelo in cui Gesù ringrazia il Padre per il suo intervento; per esempio alla risurrezione di Lazzaro: Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito” (Gv 11:41), e questa volta lo fa pubblicamente. Vi è però un caso in cui i testi ci dicono che Gesù prega il Padre, e lo fa avendo con lui una vera e propria conversazione intima, prima della sua passione (Mt 26:39-42).

Possiamo perciò immaginare che quando Gesù Cristo pregava il Padre, non era per “chiedere o ringraziare, e forse nemmeno lodarlo, nel senso umano del termine, bensì Gesù conversava intimamente con Dio Padre, perché attraverso la preghiera si creava quella comunione tra Padre e Figlio che li rendeva uniti con lo Spirito Santo in quella che poi i fedeli hanno chiamato “Trinità”.

Se però la preghiera diventa per Gesù uno strumento di comunione col Padre, e noi in Gesù Cristo siamo stati fatti figli di Dio a nostra volta, allora anche noi attraverso la preghiera possiamo trovare con Dio la stessa comunione spirituale e d’intenti.

Gesù ci ha lasciato un modello di preghiera, il Padre Nostro, e se riflettiamo bene, in questa preghiera è riassunto tutto il nostro rapporto con Dio; sia la lode, sia il ringraziamento, sia la supplica, ma soprattutto la comunione d’intenti.

Gesù nella preghiera ricercava la comunione con Dio Padre, e per questo si ritirava in luoghi appartati, per non essere distratto dalle cose mondane; allo stesso modo Matteo 6:6 ci invita a: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa”. dedicando uno spazio al nostro rapporto con Dio e solo a lui. Come fossimo delle batterie che hanno bisogno di collegarsi alla rete elettrica per ricaricarsi, i credenti senza la linfa vitale che ci lega a Dio Padre, spiritualmente muoiono.

Non cessate mai di pregare” ci esorta dunque Paolo; se ci fosse scritto non cessate mai di respirare, di mangiare di bere, sarebbe la stessa cosa. Il credente senza la comunione con Dio muore!

Gesù usa l’espressione della vite e dei tralci per sottolineare il legame che ci lega a Lui, ma la preghiera è lo strumento per rendere possibile mantenere costantemente questo legame.

Senza la preghiera siamo come tralci recisi dalla vite; esaurita la linfa vitale che era in noi, secchiamo. Coloro che non pregano, perché lo ritengono inutile (non credenti), o superfluo (pseudo credenti), e concentrano tutto il loro “io” sull’azione umana a prescindere dell’intervento di Dio, non lasciando nessun o poco spazio all’azione di Dio tramite lo Spirito Santo nella propria vita, costoro sono già morti, anche se non lo sanno.

Coloro che invece pregano e mantengono una comunione costante con Dio, vivono già nel Regno dei Cieli, anche se sono ancora su questa terra. La preghiera è ciò che distingue i figli di Dio dai figli del mondo, che pure vivono fianco a fianco in questa vita.

Attraverso la preghiera si istaura una piena e perfetta comunione tra noi credenti e il nostro Signore Gesù Cristo, e tramite lo Spirito Santo, con il Padre; ecco perché pregare è la cosa più importante per un credente, e chi non capisce questo e relega la preghiera all’ultimo posto della sua vita, della sua giornata, non è un vero credente.

Preghiamo tutti affinché la preghiera diventi il nostro cibo quotidiano, la nostra acqua di vita, la nostra aria di ogni istante! AMEN