Il battesimo dello Spirito
Testo: Matteo 3: 16-17 “Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».”
Cari fratelli in Cristo, il battesimo è stato fin dall’inizio il simbolo dell’adesione agli insegnamenti di Gesù, anche se, appunto, il primo a battezzare non fu Gesù o i suoi Apostoli, bensì Giovanni Battista; allora questo gesto assume il profondo significato del “riconoscimento” di aver aderito ad un insegnamento. In questo caso è Dio stesso che riconosce Gesù davanti agli uomini come suo figlio e inviato per gli uomini.
Dio Spirito Santo, dopo aver fecondato Maria e dato i natali a Gesù, già figlio di Dio, come “Figlio dell’uomo”, poiché nato da donna, e inviato proprio all’umanità intera come liberatore dal dominio del male e della morte, viene riconosciuto pubblicamente come il Messia dell’Altissimo, e da quel momento Gesù ha il “mandato ufficiale” ad operare per conto di Dio.
Gli Atti degli Apostoli ci riportano un altro episodio avente lo stesso scopo e natura, ossia quando lo Spirito Santo scende sugli Apostoli (Atti 2:1-11) e questi cominciano a parlare in lingue quale segno di potenza e dare testimonianza a Dio che ancora una volta agisce per mezzo degli uomini per gli uomini.
Allora cari fratelli in Cristo, noi vediamo come lo Spirito Santo abbia sempre avuto un ruolo centrare nel rapporto tra Dio e gli uomini, e come lo stesso sia sempre presente nella vita di ognuno di noi, quando il nostro spirito agisce in comunione con lo Spirito Santo: “Lo Spirito stesso rende testimonianza insieme col nostro spirito che siamo figli di Dio” come riportato in Romani 8:16. Da qui noi comprendiamo che è sempre lo Spirito Santo che agisce nei momenti fondamentali nei quali noi incontriamo Dio, non importa in che modo o per quale motivo Egli si manifesti.
Non dimentichiamo mai che “Dio è spirito, e quelli che l'adorano bisogna che l'adorino in spirito e verità” (Giovanni 4:24) e che quindi ogni credente non può fare a meno di confrontarsi con Dio in questo modo; non sono le cerimonie, i culti, i pellegrinaggi nei luoghi santi, gli intermediati e le gerarchie religiose o quant’altro che ci mettono in comunione con Dio, ma il credente vero è colui che mette Dio al centro della sua vita e condividere con Lui, mediante il proprio spirito, ogni parte del suo essere.
La fede nella presenza e potenza di Dio ci permette di agire in coordinamento con Lui e di compiere ogni sorta di opera con successo, tutto il resto è un contorno, sicuramente piacevole così come lo è il contorno sfizioso di un piatto prelibato da gustare, ma non può sostituire la “portata principale”, per usare un paragone culinario.
Chi “parla con Dio mediante lo spirito” è come l’amico caro del padrone di casa; non troverà mai la porta chiusa, né riceverà un rifiuto nel momento del bisogno perché così ci ha insegnato Gesù;
chi conosce solo il maggiordomo o amministratore della casa di Dio, può solo sperare di entrare in cucina dalla porta di servizio, ma così facendo non godrà il privilegio che è accordato agli amici del padrone di casa!
Meditate su cosa significhi questo cari fratelli in Cristo; volete limitarvi ad essere conoscenti del maggiordomo di turno, sia esso un sacerdote, un pastore, diacono o anziano di comunità, oppure anche voi desiderate entrare in amicizia fraterna col padrone di casa, ossia con lo Spirito Santo di Dio?
Sta a ciascuno di noi scegliere cosa sia meglio per noi, ma se davvero vogliamo diventare amici di Dio dobbiamo imparare a ricercare, e condividere la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita ricevendo il suo battesimo. AMEN.
