Il culto gradito a Dio e la sua volontà

Testi: Romani 12:1-2

 

In questi due versetti l’Apostolo Paolo sintetizza molto bene, sia il tipo di Culto che il credente deve rendere a Dio, sia cosa deve fare per adempiere alla sua volontà!

 

Per ciò che attiene al Culto, vediamo che Dio gradisce un culto di tipo “spirituale”; questo concetto però non è semplice da comprendere, e ancora meno lo è da mettere in pratica, perché noi viviamo in un mondo “materiale”.  Quasi sempre le religioni stesse sono un insieme di precetti di natura etica, che dovrebbero portare il credente, conformandosi ad essi, a piacere a Dio, ma molto spesso è proprio l’aspetto cd “materiale” che tende a prevalere su quello più propriamente “spirituale”, fin quasi a soppiantarlo del tutto.

Se leggete l’Antico Testamento, vedrete come la cd “Legge di Mosè” contenga una lunga serie di prescrizioni etiche, di natura civile, legale, e anche sanitaria, perché la legge mosaica era destinata anche a regolare le relazioni all’interno del popolo d’Israele, uscito dall’Egitto, e quindi a sostituire la legge del Faraone, chiaramente incompatibile con quella di Dio.

La stessa cosa però la potreste trovare nel Corano: un insieme di prescrizioni civili, penali e sociali, destinate a regolare la vita di tribù nomadi del deserto cui Muhammad si rivolgeva, e le cui leggi erano senza dubbio piuttosto “barbare”, rispetto a quelle più evolute previste nel Corano.

Se però nel Vecchio Testamento e nel Corano abbondano norme di natura civile, destinate a regolare i rapporti nella società umana, nel Nuovo Testamento le cose sono molto diverse.

Gesù Cristo nasce nel mondo ebraico, dove la Legge di Mosè, con tutte le sue prescrizioni etiche, è insegnata dai rabbini, dai Sacerdoti e dai dottori della Legge; nello stesso tempo in Palestina vigeva allora la Lex Romana, che già regolava i rapporti civili e penali in tutto l’Impero.

Gesù quindi non si deve preoccupare dell’aspetto legalistico, ma soltanto di rivitalizzare quello spirituale della fede, cioè di recuperare la fede verso Dio, che è venuta meno proprio a causa della deriva legalista della religione ebraica.

Gesù dice: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Mt 5:17); che cosa significa questo?

Semplicemente che non è suo compito occuparsi dell’osservanza della Legge di Mosè in quanto tale, bensì Gesù deve fare in modo che, gli israeliti prima e i gentili poi, riscoprano l’amore di Dio, e ritornino a lui, rispettando il suo volere, attraverso un atto volontario di accettazione con tutto il loro cuore, e non col semplice conformarsi alle regole della legge, che invece è soltanto un vuoto formalismo religioso.

Gesù, infatti, porta a compimento, sia la Legge, perché con il suo insegnamento e il suo sacrificio realizza ciò che la Legge mosaica non è riuscita a fare: salvare l’uomo dal peccato e dalla morte; sia i Profeti, poiché con la sua venuta si adempiono tutte le profezie che annunciavano la venuta del Cristo.

Ecco dunque che nella sua predicazione Gesù Cristo ci rivela quale deve essere il Culto veramente gradito a Dio: un culto spirituale che coinvolge in nostro cuore e tutto il nostro essere: “Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze” (Dt 6:5) e non una serie di rituali che sono soltanto gesti formali ma privi di valore: “Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini” (Mt15:9).

 

Veniamo ora al secondo versetto di oggi; per quanto attiene alla volontà di Dio, l’Apostolo Paolo ci rivela un insegnamento ancora più importante: un credente deve per forza distaccarsi da questo mondo nel suo agire e nel suo modo di pensare, perché rimanere attaccati agli schemi del mondo è incompatibile con la volontà di Dio e quindi, in ultima analisi, con la salvezza eterna che Dio ci offre per mezzo del sacrificio di Cristo. (Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona) Mt 6:24.

L’errore più comune di molti credenti è pensare che siano le opere meritorie a permetterci di accedere alla salvezza eterna; questo errore, in molti casi, è causato dai condizionamenti della Legge Mosaica, che anche i cristiani si portano dietro, perché alla Chiesa, dopo tutto, fa sempre comodo imporre pesi ai propri fedeli per poter così avere un “potere contrattuale” su di loro, piuttosto di affidarsi alla sola grazia di Dio che si ha per mezzo della fede in Gesù Cristo, che è gratuita e quindi non negoziabile.

Tuttavia, se non sono le opere meritorie che salvano, essendo soltanto la grazia per mezzo della fede mezzo di salvezza, mentre le opere umane ne sono soltanto le conseguenze visibili, nondimeno, non sempre è chiara a tutti i credenti quale sia la volontà di Dio, o meglio, come dice Paolo: “la buona, gradita e perfetta volontà”.

Allora cari fratelli in Cristo vi chiedo: vi siete mai interrogati su quale sia la buona, gradita e perfetta volontà di Dio? Cosa si aspetta veramente Dio da noi? O, in buona sostanza, qual è il piano di Dio per noi?

A questa domanda, come ci insegna ancora Paolo, si può rispondere soltanto attraverso la “personale esperienza di fede”!

Ogni credente è chiamato da Dio in modo personale e differente, e ad ogni credente, Dio affida una diversa missione da compiere, ma sempre affinché essa sia compiuta in accordo alla sua volontà.

Sarà il modo in cui ciascuno di noi risponderà a questa chiamata che determinerà la nostra salvezza o condanna: “Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” (Mt 22:14).

C’è però un dato comune a tutti, su cui Dio non transige: “Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16:24).

Chi accetta Dio attraverso Cristo deve farlo interamente; non esistono vie di mezzo! La porta stretta è l’unica che conduce alla salvezza eterna; la via larga conduce invece alla perdizione.

Pensateci bene cari fratelli in Cristo; se non sono le nostre opere a farci guadagnare la salvezza, ma soltanto la nostra fede in Cristo, questo implica il realizzarsi di due condizioni:

la prima è che noi dobbiamo riporre una fede totale in Lui; non possiamo credere a metà, perché la morte è una certezza per tutti gli uomini, ma soltanto la fede assoluta in Cristo ci apre la certezza della risurrezione e della vita eterna. Perciò coloro che tentennano, purtroppo non potranno ottenere la vita eterna.

C’è poi una seconda condizione, che normalmente nessuno considera quando si pone davanti alla scelta se accettare o meno Cristo come personale salvatore con tutto il suo cuore;

poiché Cristo non obbliga, né forza nessuno ad accettarlo come suo personale salvatore, a sua volta Cristo deve “potersi fidarsi completamente di noi”, della nostra fedeltà verso Dio oltre ogni ragionevole debolezza umana.

Quelli che erediteranno la vita eterna con Cristo nel Regno celeste, sono coloro della cui fedeltà, Cristo sarà pienamente certo, al punto di donare loro non solo la vita eterna, ma anche l’accesso illimitato al Regno dei Cieli, al pari degli angeli e di tutte le creature celesti.

In base a quale criterio avverrà questo?

Per capirlo vi invito a fare un piccolo esperimento: ciascuno di voi adesso provi a pensare di doversi assentare da casa per un certo tempo, per motivi di lavoro o anche solo per andare in vacanza, e tra tutte le persone che conoscete e che frequentate abitualmente (amici, parenti, colleghi e quant’altro) fate un elenco di persone a cui vi sentireste assolutamente tranquilli di lasciare le chiavi di casa vostra per il tempo in cui sarete assenti.

Ora contate quante persone avete scelto per questo delicato compito, che comporta che una persona, diversa dai vostri famigliari, possa entrare in casa vostra e avere a disposizione tutti i vostri averi e accedere ai vostri ricordi più intimi e cari.

Sono molte? Sono poche le persone che avete scelto?

Ciascuno di voi avrà dato la sua personale risposta;

allo stesso modo però, questa risposta è anche quella che si darà il Signore quando dovrà decidere chi far entrare nel Regno dei Cieli, ossia nella sua casa celeste.

A conferma di ciò vi ricordo quanto è scritto in Luca 16:11-12: “Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere? E, se non siete stati fedeli nei beni altrui, chi vi darà i vostri?

Nel Regno di Dio entreranno soltanto quei credenti verso i quali il Signore ha l’assoluta fiducia della loro piena fedeltà, e verso i quali non avrà remora alcuna a lasciare le chiavi della sua casa, certo che da loro non avrà più nessuna brutta sorpresa, né delusione, o peggio ancora “tradimento”, come avvenne con gli angeli caduti e con Adamo nel giardino di Eden. Infatti, Dio scacciò l’uomo dicendo: «Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'albero della vita, ne mangi e viva per sempre». Ge 3:22.

Allora cari fratelli in Cristo, poiché noi come credenti abbiamo piena fiducia in Lui, al punto di riporre nelle sue mani la nostra vita, facciamo altresì in modo che Cristo abbia di noi la stessa piena fiducia, al punto di poterci dare di nuovo un libero e totale accesso al Regno Eterno, dove nessuno potrà più scacciarci, e per questo tanto più prezioso dono, al pari della vita eterna. AMEN