Il discepolato

Testi: Marco 8:34

 

Come spesso accade, a Gesù bastano poche e semplici parole per esprimere una grande verità.

In un solo versetto, come quello che abbiamo ascoltato oggi, è contenuto un insegnamento fondamentale per coloro che vogliono chiamarsi discepoli di Cristo, e quindi per tutti noi che in Lui ci riconosciamo.

La domanda che vi propongo oggi è perciò questa: “In che modo noi ci riconosciamo discepoli di Gesù Cristo?”

Nel mondo ci sono milioni di persone che si considerano dei cristiani, anzi il loro numero supera abbondantemente i due miliardi, stando alle statistiche ufficiali delle diverse chiese. Ora solo il Signore sa quanti uomini e donne credono veramente in Lui, perché solo lui sa leggere nei cuori di ognuno di noi;

ma oggi non è tanto importante sapere quanti siamo, non è il numero degli iscritti nei registri delle chiese che conta, né le statistiche della religione di appartenenza pubblicate nei diversi paesi, bensì ognuno di noi deve chiedere a sé stesso se nel suo cuore sente di appartenere a Cristo.

In questo versetto Gesù Cristo ci dice come fare per diventare suoi discepoli.

Allora alla domanda: “In che modo noi ci riconosciamo discepoli di Gesù Cristo?”, Cristo ci risponde dicendoci che se noi vogliamo andare dietro Lui dobbiamo fare tre cose:

1)      rinunciare a noi stessi;

2)      prendere la nostra croce;

3)      seguirlo.

 

Bastano tre semplici azioni per essere cristiani, che però alla luce della realtà del mondo non sono poi così facili da mettere in pratica.

Facciamo allora alcune considerazioni su questa dichiarazione di Gesù.

Dobbiamo anzitutto notare che le tre azioni che Gesù ci chiede di fare, non solo sono legate tra di loro, ma sono anche in sequenza; e questo significa due cose:

la prima, è che per andare dietro a Gesù, ossia per diventare suoi discepoli, non possiamo limitarci a farne una sola o due di esse, ma le dobbiamo per forza fare tutte e tre, altrimenti noi non siamo veramente suoi discepoli;

la seconda è che non possiamo scegliere noi l’ordine in cui compiere le tre azioni, ma le dobbiamo fare esattamente come ci sono richieste da Gesù, perché l’ordine è fondamentale per la buona riuscita del discepolato, molto più di quanto noi tendiamo a pensare.

Molto spesso noi siamo portati a fare di testa nostra e a bypassare la prima e la seconda azione concentrandoci soltanto sulla terza;

ossia pensiamo che per andare dietro Gesù sia sufficiente “seguirlo”, cioè dichiarare la nostra fede pubblicamente o anche solo nel segreto del nostro cuore, dicendo: “io credo in te o Signore”, e a rimandare le altre due azioni in tempi successivi.

Il prendere la propria croce, ossia l’impegno personale che il discepolato comporta, noi preferiamo accantonarlo sperando sempre che non ci venga richiesto o ci venga richiesto in misura minima.

Non parliamo poi della rinuncia a noi stessi, che quasi sempre consideriamo una cosa del tutto straordinaria che Cristo in fondo non ci chiederà mai durante la nostra vita terrena, …chissà forse in punto di morte saremo disposti a rinunciare alla nostra vita, ma forse neanche allora!

Le cose però non stanno così!

Cristo è fin troppo chiaro su cosa significhi “diventare suoi discepoli”, e le tre condizioni che presuppongono tre azioni da parte nostra sono perentorie.

La prima azione per andare dietro a Cristo è proprio la rinuncia a sé stesso che ognuno di noi deve fare, e questo Cristo ce lo chiede subito, a priori, e non certo alla fine della nostra vita o in un futuro ipotetico e lontano!

La rinuncia a noi stessi è paragonabile alle fondamenta di una casa, così come prendere la croce può essere paragonato ai muri portanti, mentre il seguire Gesù lo possiamo paragonare al tetto della casa.

Perciò, così come non s’inizia a costruire una casa dal tetto, non possiamo pensare di andare dietro a Gesù seguendolo senza prima avere rinunciato a noi stessi e aver preso la nostra croce.

Coloro che dicono di essere cristiani perché “a parole” seguono Gesù: andando in chiesa, dichiarandosi cristiani all’anagrafe, educando i propri figli nella fede cristiana e cercando di vivere la propria vita secondo un’etica ispirata al Vangelo, se però non hanno prima rinunciato a sé stessi e quindi preso la propria croce, ingannano loro stessi perché non stanno affatto seguendo Gesù, s’illudono soltanto di farlo ma non è così. Infatti nella scrittura è detto: (Mt 7:21) Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”

Delle tre azioni che Gesù ci chiede, la prima e la più importante è proprio quella di rinunciare a noi stessi dunque;

ma cosa significa veramente rinunciare a noi stessi?!

Molti pensano equivalga a rinunciare alla propria vita, a morire per il Signore o a compiere chissà quale sacrificio nel nome di Cristo, e di fronte a quest’impresa titanica si scoraggiano e di fatto rinunciano invece a seguire il Signore.

Ma le cose stanno veramente così?

No fratelli, il Signore ci spiega cosa significa veramente rinunciare a sé stessi;

così in Giovanni 15:5 è scritto “Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.”;

e ancora in Romani 8: 9-11 è detto:” Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui. Ma se Cristo è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione. Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.”

Allora cari fratelli in Cristo, rinunciare a sé stessi significa “fare posto a Cristo nel nostro cuore”;

significa non servire più il potere del mondo attraverso la carne, ma abbandonarsi alla volontà dello Spirito Santo che prende dimora nel nostro corpo e lo trasforma in uno strumento di Dio per il compimento della sua opera.

Rinunciare a sé stessi significa mettere da parte l’io individuale e carnale, per accettare di fare parte dell’Uno spirituale con Cristo; l’io carnale scompare come singolarità, così come i tralci non sono più distinguibili dalla vite che li porta, e ciascuno di noi fratelli può così dire non sono più io che opero, ma è Cristo che opera in me! – Non più io ma Cristo!

Quanto è difficile però rinunciare al proprio io, cioè al proprio ego! È più facile rinunciare a tutti i nostri averi che al nostro orgoglio d’individuo.

In un mondo dove la ricerca dell’affermazione personale è spinta agli estremi cosa c’è di più difficile per un individuo che annullare sé stesso per lasciare che un altro, cioè Cristo, prenda il nostro posto?!

Eppure Gesù Cristo ci chiede di fare proprio questo, se vogliamo essere suoi discepoli; cioè ci chiede di rinunciare alla nostra vita così come l’intende il mondo per accettare di vivere la vita che Lui ci propone.

La seconda condizione che Cristo ci chiede è di prendere ciascuno la nostra croce. Che terribile immagine la croce, ci fa paura solo a sentirla nominare.

Certo Cristo ha portato la sua di croce ed era di gran lunga la più pesante, ma lui ci chiede di prendere la nostra di croce e non quella che ha dovuto portare Lui;

infatti in Matteo 11:29-30 è detto “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

 

Quindi fratelli il sacrificio che Gesù ci chiede non ci deve spaventare poiché è sempre alla nostra portata, e non ci viene mai richiesto di svolgere un compito superiore alle nostre forze o alle nostre capacità, perché dove non arriviamo noi da soli, là arriva il Signore.

Portare la croce dunque, ossia “vivere nel mondo come figli dell’Evangelo”, è si un grande impegno per i discepoli di Gesù perché contro di loro il principe del mondo si scaglia con ogni mezzo, ma poiché una volta che noi abbiamo rinunciato a noi stessi per far posto a Cristo nel nostro cuore, non siamo più noi che agiamo, bensì è lo Spirito Santo che agisce in noi, anche le nostre azioni sono guidate da Lui, ed ecco che la fatica viene di molto ridimensionata perché non siamo più noi da soli a sopportare il peso della croce, ma è lo Spirito Santo che la porta per noi;

così se è vero che a portare l’uva sono i tralci, è altresì vero che essendo i tralci parte integrante della vite, essi non sono più soli a fare lo sforzo, ma è la vite che porta i tralci e per mezzo loro anche l’uva!

Allora quando il vecchio uomo carnale, di cui ci parla l’Apostolo Paolo in Romani, è stato crocifisso ed è morto con Cristo, mentre al suo posto è risorto l’uomo nuovo spirituale che dimora con Cristo e in cui Cristo dimora, ogni cosa è stata trasformata. I discepoli di Gesù, coloro che lo hanno seguito sono uomini e donne rinate in Cristo, non sono più loro che noi vediamo operare nel mondo, bensì è Cristo che opera per mezzo di loro ed in loro.

Ciascuno di noi ora esamini sé stesso e davanti a Cristo rifletta a che punto è arrivato del suo discepolato!

Vi dico questo perché è buona cosa che ogni tanto ricordiamo a noi stessi questa importante verità riponendoci la domanda: “In che modo noi ci riconosciamo discepoli di Gesù Cristo?”, la cui risposta pur conosciamo bene, ma che a volte tendiamo a dimenticare, spinti dalle pressioni del mondo che ci circonda.

Non abbandoniamo la via del discepolato che abbiamo intrapreso, neanche davanti alle lusinghe di questo mondo che si fanno sempre più insistenti e vorrebbero portarci lontano da Cristo;

sappiamo che ciascuno di noi dovrà essere pienamente cosciente della necessità che Cristo continui a dimorare nel suo cuore e agisca per mezzo di lui, altrimenti il mondo prenderà il sopravvento e lo farà allontanare da Cristo, facendo riemergere ancora una volta il suo “io carnale” seguendo il quale, abbiamo visto, non si può essere discepoli del Signore.

Preghiamo dunque il nostro Signore Gesù Cristo perché ci rafforzi nella fede e ci mantenga saldi nel discepolato ora e sempre. AMEN