Il discepolo

Testo: Lc 5:17-40 Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro.

 

Questa affermazione di Gesù può essere letta in due modi; solitamente tendiamo ad interpretarla nel senso che il discepolo, ossia il credente, non può essere superiore al maestro, ossia a Dio, e questo è abbastanza logico;

tuttavia, c’è un’altra possibile lettura della frase, che invece viene spesso ignorata, ossia la seconda parte dove si dice: “ognuno ben preparato sarà come il suo maestro”.

Il nostro Maestro è Gesù Cristo, e proprio lui ci dice che noi, una volta che siamo diventati ben consapevoli della potenza dei suoi insegnamenti, possiamo essere come lui!

Tutto ciò che Gesù faceva, lo stesso possono farlo i credenti che hanno acquisito la consapevolezza di essere diventati “figli di Dio”.

Ma perché è così difficile acquisire tale consapevolezza?

Che cosa devono fare un uomo o una donna per diventare come Gesù e compiere le sue stesse opere?

La chiesa per secoli ha insegnato ai fedeli che solo pochissime persone potevano diventare come Gesù in quanto a potere di fare opere cd “miracolose”, ossia soltanto i cd “santi”, e che questo fosse possibile solo attraverso una vita di sacrifici, di autonegazione del proprio io, di sottomissione all’autorità della chiesa stessa, ossia per coloro che erano disposti a chiudersi in un convento o entrare nei ranghi sacerdotali per intenderci, in applicazione estrema del dogma che “fuori dalla chiesa non c’è salvezza” e quindi nemmeno potere di operare le opere che Dio compie!

Le cose però, cari fratelli in Cristo, non stanno proprio così!

Certo, una vita rivolta all’intima conoscenza di Dio, una ricerca costante del rapporto personale con Lui, una vita vissuta in sintonia con il nostro Padre Celeste, sono condizioni indispensabili per acquisire tale consapevolezza;

allo stesso modo che una lampadina per illuminarsi deve essere connessa alla rete elettrica, noi per essere pienamente figli di Dio e come tali capaci di operare, dobbiamo essere sintonizzati con lo Spirito Santo, ossia il nostro spirito deve agire in comunione con Lui, o se preferiamo usare le parole di Cristo, noi siamo i tralci che per produrre frutto devono rimanere attaccati alla vite, ma tutto questo non dipenda dalla chiesa, da quante volte noi andiamo in chiesa o ai culti la domenica.

La chiesa svolge, e ha svolto, la stessa funzione della scuola: ci ha fornito le basi di conoscenza quando abbiamo incontrato Dio per la prima volta, ma poi così come nella vita la scuola viene lasciata per operare nel mondo del lavoro, così è della fede. Dio rimane con noi credenti tutti i momenti della nostra vita. Noi rimaniamo connessi, il nostro Maestro Cristo ci ha dato tali insegnamenti e noi a nostra volta siamo chiamati ad operare come ha operato lui.

Gesù, infatti, era un Maestro in Israele, non era un sacerdote o uno scriba o un fariseo, era un uomo di Dio, e lui stesso veniva dal Padre Celeste per insegnare agli uomini e alle donne di ogni tempo, ciò che i sacerdoti e scribi non erano più in grado di insegnare, perché “resi ciechi” dal potere del mondo; allo stesso modo i sacerdoti, i preti e i pastori di oggi non sono diversi da quelli che Gesù aveva rigettato, perché i loro insegnamenti sono rivolti al mantenimento della chiesa come istituzione terrena e non all’elevazione della consapevolezza di ogni credente, perché la chiesa da Costantino in avanti non mette più al primo posto la consapevolezza della potenza di Cristo, bensì la conservazione del potere istituzionale del mondo.

L’erede e vicario di Cristo non è la chiesa e i suoi funzionari, bensì lo Spirito Santo che dalla prima Pentecoste in avanti ha guidato ogni credente alla piena consapevolezza di Dio e della nostra natura di figli di Dio. AMEN