Il dono della vita eterna

Testo: Romani 6:17-23

 

L’Apostolo Paolo in questo passo della lettera ai Romani paragona il peccato ad una sorta di “occupazione” e la morte quale sua “retribuzione”; certo mi direte che la morte è una ben misera, quanto terribile, ricompensa per aver svolto un lavoro, ma ciò che Paolo dice ha un senso vero e profondo.

Se siamo abituati a ricevere una retribuzione per il nostro lavoro, nondimeno, se il lavoro che facciamo non è svolto bene o addirittura è un lavoro che è proibito fare, la retribuzione dello stesso sarà nulla o addirittura negativa, ovvero ne riceveremo una sanzione;

se questo avviene ed è valido nella vita comune, tanto più lo sarà con riguardo alla vita spirituale, dove il Signore, il nostro “datore di lavoro” sarà chiamato a giudicare e compensare il lavoro che noi abbiamo svolto per lui durante la nostra vita terrena.

Lavorare bene e lavorare secondo le direttive ricevute dal nostro datore di lavoro è quindi il presupposto indispensabile per ricevere il giusto salario!

Nondimeno, nella vita comune, nonostante tutti gli sforzi profusi per “lavorare bene”, non sempre riceviamo la giusta remunerazione, e questo perché il mondo non opera sotto la potestà del Signore, bensì sotto quella del suo avversario, il principe di questo mondo, o “mammona”, come viene più volte descritto nei Vangeli, e questo è spesso motivo di insoddisfazione perché il Male non retribuisce mai adeguatamente il lavoro svolto, perché il peccato domina la vita di tutti coloro che non lavorano per il Signore; da qui derivano spesso amarezza e delusioni.

Il peccato promette libertà e benessere materiale, ma in verità rende schiavi del Male; anche quando offre successo e piacere, alla fine procura sofferenze e rimorsi dilanianti.

Ora cari fratelli in Cristo, una vita vissuta senza la minima attenzione alla volontà di Dio e dedicata unicamente al raggiungimento dei propri obiettivi personali e al godimento dei propri successi, se per un tempo ci sembrerà appagante, sicuramente un giorno provvederà un’amara ricompensa.

Il Signore dice: “E che gioverà egli a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua?

La schiavitù del peccato può apparire dolce, poiché, come ci dice Paolo, essa ci rende liberi riguardo alla giustizia che viene da Dio, dandoci l’illusione di poter fare tutto ciò che Dio stesso ci proibisce per il nostro bene.

Molti uomini sono per questo tratti in inganno, e vedono Dio come una sorte di tiranno che esige più di quello che dà, ma così facendo non si rendono conto del dono inestimabile e assolutamente gratuito che Lui ci ha fatto: la vita eterna nella morte del Suo Amato Figlio!

Il sacrificio di Cristo ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e aperto la via che porta alla nostra redenzione.

Scegliamo dunque di confidare in Cristo perché “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia…”.

Non indugiamo oltre nell’opera del peccato, affinché non ci arrivi la sua terribile retribuzione, ma corriamo verso la giustizia di Dio per ricevere a suo tempo la retribuzione della vita eterna. AMEN