Il piano di Dio

Testo: Genesi 40:1-15

 

La storia di Giuseppe è esemplare per molti versi, perché rispecchia tante situazioni critiche ed avverse nelle quali tutti noi, uomini di Dio, credenti fedeli al nostro Signore, possiamo ritrovarci, proprio perché al pari di Giuseppe, durante la nostra vita saremo sottoposti a dure prove che servono a temprarci e diventare quello che il Signore vuol fare di noi.

Nel brano di oggi troviamo Giuseppe rinchiuso in prigione a causa delle false accuse rivoltogli dalla moglie del capo delle guardie del Faraone; accusato di aver sedotto la donna, viene incarcerato e a questo punto, dopo tutto quello che aveva già passato nella sua vita, certamente Giuseppe non è per nulla allegro. Sì, ha piena fiducia in Dio, e tuttavia non rinuncia ad un più che legittimo sfogo: “Non ho fatto nulla per essere messo in questo sotterraneo”, ma oltre a proclamare la sua innocenza, Giuseppe, che ha ricevuto da Dio il dono di interpretare i sogni, e in particolare quello del coppiere del Faraone, dopo avergli preannunciato una prossima liberazione, sembra quasi che Giuseppe cerchi un mezzuccio, tutto umano, per favorire anche la sua di liberazione, ossia chiede la classica “raccomandazione” al coppiere: “…ricordati di me, quando sarai felice, e sii buono verso di me, ti prego; parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa…”!

Certo anche noi al suo posto avremmo fatto lo stesso; confidare in Dio, infatti, non significa non fare nulla per propiziare la giustizia che potrebbe alleggerire le nostre afflizioni, bensì adoperarsi affinché la volontà di Dio trovi la giusta esecuzione, senza per questo far venir meno la nostra fede nel Signore.

Questo ci dimostra semmai che anche Giuseppe, sia pure servo fedele del Signore, era e rimaneva un uomo come noi, come tanti altri servi del Signore, che posti di fronte alle insidie e alle prove del mondo, le affrontano con fede, sopportando le ingiustizie, ma allo stesso tempo guardano al Signore che è colui che sempre può liberarci dalle stesse, aiutandoci a superarle.

Come ho detto, le sofferenze che un credente incontra sulla propria strada sono da intendersi come altrettante prove che servono a renderci conformi alla volontà del Signore per noi, e quindi non solo non ci devono abbattere o farci demordere, ma al contrario devono spronarci a ricercare nel Signore la forza per superarle.

Nella Bibbia troviamo le testimonianze della vita di grandi servi fedeli del Signore, che sono passati attraverso dure prove; oltre a Giuseppe, ricordiamo Paolo, anch’egli finito più volte in prigione a causa dell’Evangelo; Giovanni, costretto all’esilio; Lazzaro che passò attraverso la malattia e la morte.

Tutti questi però hanno saputo tratte dalle loro prove, la forza per compiere la missione che il Signore aveva affidato loro: l'apostolo Paolo, mentre era imprigionato scrisse le sue epistole; Giovanni mentre era esiliato a Patmos ricevette la rivelazione dell'Apocalisse; Lazzaro dopo essere stato tre giorni nella tomba ritornò in vita.

Anche la prigione, dove rinchiusero Giuseppe, divenne la via per arrivare al palazzo e al ruolo che Dio gli aveva destinato.

Se proprio Giuseppe in quel momento, sofferente per l’evidente ingiustizia subita, si sfogava chiedendo aiuto al coppiere, quando la mano di Dio lo liberò, guardandosi indietro comprese il piano che Dio aveva per lui e disse: “Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso” (Genesi 50:20).

Allora cari fratelli in Cristo, davanti alle prove della vita, non vediamo soltanto la loro durezza e il dolore che esse ci provocano al momento, ma cerchiamo piuttosto gli scopi di Dio, così che nei rovesci della nostra vita inizieremo a scorgervi i “trampolini verso la benedizione” che il Signore ha pensato per noi.

Infatti è altresì scritto: “Dio non si placherà, finché non abbia eseguito, compiuto i disegni del suo cuore” (Geremia 30:24).

Possiamo essere certi che Dio userà le circostanze avverse, in cui oggi ci troviamo, per rafforzarci e avvicinarci a Lui, per compiere la Sua volontà, per la nostra vita, per la Sua gloria, e per il nostro bene. AMEN