Il prezzo della fedeltà a Dio

Testo: Genesi 37:2-8

 

Giuseppe ebbe una vita molto contrastata, giacché fin dalla sua adolescenza si trovò ad essere l’oggetto dell’invidia, e quindi dell’odio, dei suoi stessi fratelli: “I suoi fratelli erano invidiosi di lui” (Gen 37:11); “…perciò l'odiavano e non potevano parlargli amichevolmente”.

Non è inusuale, infatti, che il maggior odio e disprezzo ci arrivi proprio da quelle persone che più ci sono vicine e ci conoscono meglio e che, di fronte al nostro “successo nella vita”, si lasciano vincere dall’invidia nei nostri confronti, e quindi permettendo che questa cresca nei loro cuori, arriva a trasformarsi in odio verso di noi.

Giuseppe, ci dice la Scrittura, era amato da suo padre più degli altri suo fratelli: “Israele amava Giuseppe più di tutti gli altri suoi figli, perché era il figlio della sua vecchiaia”, e per questo motivo riceveva maggior attenzioni rispetto a loro: “…e gli fece una veste lunga con le maniche”.

Questo però non bastava a giustificare il loro astio, tuttavia la Bibbia ci dice altro circa i fratelli di Giuseppe, e ci spiega il vero motivo del loro odio, che non scaturiva soltanto dal maggior affetto che Giacobbe/Israele aveva nei confronti del figlio più giovane, bensì perché: “Giuseppe riferì al loro padre la cattiva fama che circolava sul loro conto”.

Come conseguenza di questo loro comportamento possiamo capire perché Giacobbe amasse e benedicesse Giuseppe più dei suoi fratelli, ossia perché lui teneva un comportamento retto, al contrario loro.

Giuseppe era un modello di rettitudine per suo padre Giacobbe, ma prima di tutto lo era per il Signore, che per questo motivo lo benediceva in ragione della sua fedeltà.

Ora cara fratelli in Cristo, è proprio la fedeltà verso il Signore che può suscitare l’invidia e quindi l’odio di chi invece serve il principe di questo mondo, e lo stesso principe del mondo si serve di coloro che circondano il credente fedele per prenderlo di mira, facendo loro pesare il fatto che uno di loro, che vive in mezzo a loro, possa in qualche modo valere o meritare di più di loro.

Anche Gesù dovette patire la stessa sorte proprio con quelli di casa sua e del suo paese, al punto di dover ammettere con amarezza: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria” (Matteo 13:57)

Noi che serviamo il Signore con fedeltà, e per questo riceviamo da Lui le benedizioni promesse nella Scrittura, può accadere che, coloro che si sentono esclusi da tali benedizioni, comincino a bersagliarci con la loro invidia e il loro odio, perché il principe del mondo insinua nei loro cuori pensieri malvagi attraverso i quali li induce a sentirsi più degni e meritevoli di noi, e quindi istilla la convinzione che la nostra benedizione sia arrivata a loro spese.

Di questo stato d’animo ce ne dà diverse testimonianze la Scrittura:

così si sentì Caino quando uccise suo fratello Abele;

così si sentì il Re Saul quando Davide uccise Golia e il popolo cantò: “Saul ha ucciso i suoi mille e Davide i suoi diecimila!” (I Samuele 29:5), e da lì a poco Saul iniziò a scagliare lance contro Davide, e la lancia non lasciò mai la sua mano finché non si conficcò nel suo proprio cuore.

Allora cari fratelli in Cristo, adoperiamoci per rimanere sempre fedeli a Dio, anche quando, in taluni occasioni, questo ci chiederà un prezzo alto da pagare, come fu chiesto a Giuseppe, che dové patire molte ingiustizie e passare attraverso prove feroci prima di raggiungere la grande benedizione cui Dio l’aveva destinato.

Quando anche noi abbiamo dubbi circa la giustizia della nostra condizione, consideriamo sempre il prezzo che Gesù ha pagato per la nostra salvezza, e questo ci aiuterà a comprendere e a superare tutte le prove che dovremo attraversare per rimanere a Lui fedeli. AMEN