Il Regno di Dio

Testi: Romani 14:14-23

 

Molto spesso l’Apostolo Paolo con le sue lettere coglie più di un piccione con la famosa fava, ossia in esse troviamo sia delle esortazioni etiche rivolte alle nascenti comunità di credenti cui erano dirette le lettere, sia delle profonde riflessioni teologiche, che poi costituiranno i principi stessi del cristianesimo.

Il testo proposto oggi della lettera ai Romani non si sottrae a questa duplice funzione.

Paolo fa una considerazione di carattere generale, quando ci dice: “…nel Signore Gesù … nulla è impuro in se stesso; però se uno pensa che una cosa è impura, per lui è impura”, che tradotto significa: “non è mai un oggetto ad essere buono o cattivo in se, bensì è l’uso che noi ne facciamo a renderlo tale”. Un’arma nelle mani di un rapinatore è un pericolo, ma la stessa arma nelle mani di un poliziotto è una garanzia per la tutela dell’ordine.

Ora, ai tempi di Paolo, una parte dei nuovi membri della comunità proveniva dall’ebraismo, dove vigeva una severa legge della purezza, che imponeva di astenersi dal consumare qui cibi che la Legge Mosaica giudicava “impuri”, mentre la predicazione di Gesù li aveva invece dichiarati non più impuri (Atti 10:13-15– “E una voce gli disse: «Àlzati, Pietro; ammazza e mangia». Ma Pietro rispose: «No assolutamente, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di impuro e di contaminato». E la voce parlò una seconda volta: «Le cose che Dio ha purificate, non farle tu impure»).

Questo diverso modo di accostarsi alla volontà di Dio provocava perciò dei forti disagi tra i nuovi credenti, se non anche delle tensioni, e questo, ovviamente, non poteva rientrare nella volontà di Dio. Per superare quest’apparente contraddizione, Paolo esorta tutti ad usare l’amore e la comprensione reciproca, l’unico vero rimedio di fronte a queste possibili divisioni.

In poche parole, Paolo ci dice che se le nostre azioni, per quanto lecite perché fatte in accordo con le prescrizioni di Dio, se provocano turbamento ai nostri fratelli, noi dobbiamo astenerci dal compierle, perché il fine ultimo, la salvezza del credente, “colui per il quale Cristo è morto”, è più importante dell’osservanza formale di norme e tradizioni umane.

Ecco quindi Paolo, accanto alle esortazioni, mette un principio teologico fondamentale per il credente:

Il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo

Il Regno di Dio è pace e gioia nello Spirito Santo! Tutte le altre prescrizioni, quali bevande e cibi, sono strumentali e servono soltanto per regolare la vita “materiale” delle comunità, ma non veramente ad avvicinarci alla piena comprensione del Regno.

La comunione col nostro Signore noi credenti la possiamo trovare soltanto per opera dello Spirito Santo, che prendendo dimora nei nostri cuori e nelle nostre menti, ci concede in anticipo quella pace e quella gioia che per il mondo saranno piene soltanto al compimento del Regno di Dio, ma che ai credenti sono concesse già qui ed ora, quale “anticipo del Regno”, grazie alla fede in Gesù Cristo. Chi si sottomette a Cristo, e lo accetta come Signore della sua vita, entra già da ora nel Regno di Dio e ne vive fin da ora le Sue benedizioni, perché Gesù mette dentro di noi la Sua giustizia, la Sua pace, il Suo amore per mezzo dello Spirito Santo, e quindi ci porta già nel Suo regno. Entrare nel Regno di Dio, però, significa rinunciare alla propria autosufficienza, significa dire a Gesù: “Tu sei il Re della mia vita, vieni e regna in me!”.

Oltre a questo però, noi sappiamo, perché così ci è stato preannunciato, che la pienezza del Regno di Dio nel mondo si avrà soltanto con il ritorno di Cristo sulla Terra, quando eseguirà il suo giusto giudizio sui popoli e sulle nazioni, e questo non è soltanto una promessa che ci è stata fatta da Gesù prima di salire al cielo, ma anche il grande desiderio di tutti noi credenti; desiderio che riaffermiamo ogni qualvolta recitiamo la preghiera che Gesù stesso ci ha insegnato, il “Padre Nostro”, quando diciamo “venga il tuo regno”.

Questa invocazione ci sale spontaneamente dal cuore, specialmente quando sentiamo parlare di guerre, di violenze, di ingiustizie perpetrate in ogni angolo del mondo. Desideriamo che Gesù venga presto con il Suo regno per portare sulla Terra la Sua pace, la Sua giustizia e la Sua prosperità.

Sappiamo però che questo avverrà soltanto dopo che l'umanità intera si sarà ribellata contro Dio e il tempo del suo insindacabile giudizio sarà giunto, tuttavia questa preghiera non serve solamente ad evocare degli avvenimenti futuri, ma ha anche una portata per il presente, perché con essa noi riconosciamo che il Signore è il nostro re e che noi siamo suoi e che soltanto da lui noi aspettiamo salvezza, grazie e giustizia. AMEN