Io sto con Gesù Cristo

Testi: Marco 8: 34-38; Giovanni 14: 1-7

 

I brani dell’evangelo proposti oggi contengono un messaggio molto forte; inviti del tipo: “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, la salverà” e “…Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”, sono talmente sconvolgenti, da rovesciare il fondamento stesso della vita umana, che è basato sull’istinto di sopravvivenza.

Non c’è nulla di più forte dell’istinto di sopravvivenza, l’uomo infatti può mette in secondo piano la propria sopravvivenza personale solo quando si tratta di garantire la sopravvivenza di un’altra persona a lui molto cara;

mi posso sacrificare altruisticamente per salvare una persona a cui tengo in modo particolare, o un gruppo di persone che senza il mio intervento rischiano la loro vita, ma quando questo accade siamo in presenza di un evento decisamente straordinario, come ci viene sottolineato nella lettera ai Romani (Ro 5:7) “Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire”; e questo proprio perché sacrificarsi per un altro è qualcosa che contrasta con il naturale istinto di sopravvivenza dell’uomo.

L’attaccamento alla vita è comune a tutti gli uomini, indipendentemente dal fatto di essere un credente o meno, infatti solo in particolari situazioni patologiche questo attaccamento viene meno, come ad esempio nel caso del suicidio o dell’eutanasia; altrimenti per ogni uomo sano di mente e di corpo, la vita è il bene più prezioso, l’ultimo bene a cui siamo disposti a rinunciare. La morte infatti è vista come il peggiore dei mali, come l’avvenimento estremo e tragico a cui purtroppo non possiamo porre rimedio, e che perciò vogliamo allontanare il più possibile.

Così ogni uomo lotta giorno dopo giorno per preservare la propria vita, e per migliorarla tramite il raggiungimento di sempre più elevati livelli sociali, economici, culturali e di personale soddisfazione e benessere.

Attraverso la ricerca scientifica, l’umanità è alla costante ricerca di soluzioni che migliorino la qualità della vita e di ritrovati medici che ne allunghino la durata e ne migliorino il godimento.

Possiamo certamente dire che tutta l’opera dell’uomo nel corso dei secoli è sempre stata rivolta nella direzione di vivere meglio e più a lungo.

Ad un certo punto però si presenta sulla terra Gesù Cristo che annuncia un Evangelo che sovverte tutto questo, andando esattamente nella direzione opposta.

Dopo duemila anni la situazione non è mutata: l’umanità in maggioranza è sempre attaccata ed attratta dalla vita di questo mondo, mentre solo una (piccola) parte dell’umanità ha seguito e sta seguendo di fatto gli insegnamenti di Gesù Cristo!

Gesù Cristo, tuttavia, nel suo Evangelo, è ben lungi dal considerare la vita umana come una cosa negativa o di scarso valore, ma anzi la pone al centro del messaggio “E che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde l’anima sua? Infatti che darebbe l’uomo in cambio della sua anima?”.

A che mi giova, in sostanza, avere tutto se poi perdo la mia vita?”

Cristo infatti ci vuole con lui a godere della vita eterna, la vera vita, ed è solo in funzione di quest’ultima che ci chiede di sacrificare la nostra vita terrena.

Cristo ci ha dimostrato, con la sua morte e risurrezione, quale deve essere per l‘umanità il cammino da seguire: “…Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” ci ha detto;

ma l’umanità ha sempre esitato a seguire Gesù su questa strada. Per i pochi che hanno avuto il coraggio di farlo, molti altri si sono tirati e si tirano indietro, come è scritto in (Mt.7:13-14) “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano”.

Quanti uomini hanno veramente il coraggio di rinunciare alla propria vita presente in cambio di una ipotetica vita futura?

Se mettiamo le due alternative su di una bilancia, il piatto pende troppo spesso dalla parte della prima, più reale e concreta rispetto alla seconda.

In ogni epoca gli uomini hanno fatto la loro scelta tra vita presente e vita futura molto spesso in base alle condizioni materiali della vita presente; più la vita quotidiana è dura, maggiore è il numero di persone che si rivolgono a Cristo nella speranza di una vita futura migliore; ma viceversa, maggiori sono le prospettive di un miglioramento di questa vita, minore è il numero delle persone che scelgono di stare con Dio che ci offre una speranza principalmente per la prossima vita.

Quindi possiamo dire che molto spesso la scelta è contingente.

L’uomo sceglie in base al suo istinto di sopravvivenza: meglio qualcosa di certo ora, anche se poco, che un tanto, ma chissà quando, se ci sarà mai!

Ma senza la fede in Cristo non vi è per l’umanità altra vita se non questa vita; breve, travagliata, spesso ricca solo di dolori e sofferenze per i molti, e con scarse soddisfazioni solo per pochi fortunati.

Solo con la fede in Cristo si aprono le porte della vita eterna per l’umanità intera.

In cambio di cosa?

Un piccolo sacrificio: credere e avere fede in Gesù Cristo!

Avere fede in Cristo però significa: “non avere fede nel mondo”; significa rinnegare il mondo perché Cristo è inconciliabile con questo mondo.

Se Cristo fosse stato del mondo il mondo lo avrebbe accolto, invece il mondo lo ha rinnegato e condannato: (Gv.17:14) “Io ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo”.

Allora se noi non rinneghiamo noi stessi, ovvero non ci liberiamo della nostra natura carnale per rivestirci della natura spirituale, non potremo seguire Cristo perché rimarremo legati a questo mondo e al suo destino.

Non si può ottenere la vita eterna se non rinunciando spontaneamente a questa vita terrena.

Tutti noi dovremo rinunciare a questa vita terrena al momento della nostra morte, volenti o nolenti, perché nessun uomo vive in eterno; tuttavia Cristo ci chiede di rinunciare spontaneamente a questa vita prima che essa giunga al suo termine naturale.

In che modo questo? Ovviamente non togliendoci la vita di proposito, bensì accogliendo Cristo nel nostro cuore, scacciando fuori dal nostro cuore le concupiscenze del mondo, e lasciando che al loro posto dimori lo Spirito Santo (1°Co. 6:17-19): “…chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui…Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio?”.

È una scelta così difficile da fare?

Noi sappiamo che non è una scelta facile, perché se fosse facile non saremmo di fronte alla “porta stretta dove pochi entrano”.

Proviamo però a mettere sul piatto della bilancia le due alternative e confrontiamole, forse così ci apparirà più chiaro il perché la proposta di Cristo è di gran lunga migliore dell’altra.

È vero, la vita presente ha il grande vantaggio di essere reale, nel senso che io sono qui ora e vedo con i miei occhi quella che è la realtà, mentre la vita futura è solo una speranza fondata sulla promessa di Dio che potrebbe essere reale ma anche inesistente;

ma io so che la vita presente per contro non mi dà una certezza circa la sua durata, io potrei morire in qualsiasi momento per una qualsiasi causa avendone goduta solo una minima parte, mentre la vita futura è per sempre; non vi sarà più la morte, come è scritto in Apocalisse 21:4 “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore perché le cose di prima sono passate”.

Seconda cosa che devo considerare: la vita presente è in ogni caso breve, 80/90 anni se mi va molto bene, ma anche arrivassi a vivere 150 anni, sarebbero comunque sempre un “istante” di fronte alla promessa della vita futura che è senza fine.

Quindi se scelgo la vita futura, baratto si qualcosa di reale per qualcosa di cui non ho la certezza dell’esistenza, ma in fondo baratto qualcosa che in ogni caso sarebbe presto destinato a finire, perché se la promessa della risurrezione in Cristo è vana, io sono comunque destinato a dissolvermi con la morte, e a questo punto aver vissuto 20, 50 o 90 anni, a confronto con l’eternità che mai raggiungerò, fa ben poca differenza!

Ma la lunghezza della vita non è la sola cosa importante da considerare; la vita ha un senso se la “qualità” della stessa la rende degna di essere vissuta!

Ora, chi sceglie di vivere la sua vita secondo questo mondo sa che, breve o lunga che sia, la sua vita è una continua rincorsa al raggiungimento di obiettivi superiori, all’appagamento di nuovi desideri. Ma purtroppo dobbiamo constatare che, nonostante gli sforzi profusi per migliorare la propria condizione, molte persone non raggiungono mai la meta desiderata; e molti altri che la raggiungono non ne hanno un reale beneficio, o perché non riescono ad apprezzare ciò che hanno o perché succede immancabilmente qualcosa che vanifica tutti i loro sforzi.

Così abbiamo:

persone che hanno sì raggiunto la ricchezza, ma mancano della salute per goderla;

persone che hanno sì raggiunto la fama e il successo, ma si ritrovano soli e senza affetti;

persone che hanno sì il potere, ma sono osteggiati ed odiati per questo; 

persone che consumano la loro vita giorno dopo giorno priva di valori e senza riuscire a darvi senso.

Allora cari fratelli in Cristo, avete notato come la vita presente non da nessuna garanzia, e come sembra invece farsi beffa delle persone in modo sadico e spietato?

Credo che la più grande illusione che la vita presente ci offre, sia proprio la sensazione che per qualcuno sia possibile raggiungere la felicità in questa vita e mantenerla fino a saziarsene per lunghi anni, quando ormai ci si potrà abbandonare alla morte, dopo aver vissuto una vita lunga e felice; per poi scoprire però che gli uomini vivono questa vita rincorrendo questa chimera senza mai raggiungerla fino al giorno della loro morte.

Tuttavia la cosa che dovrebbe rafforzare in noi la convinzione sulla bontà della scelta di stare dalla parte di Cristo è proprio la visone della vita che questo mondo ci offre ogni giorno; possiamo veramente dire che l’uomo è felice in questa vita?

Io sono convinto di una cosa; oggi in questo mondo siamo più di sette miliardi di persone e nonostante tutto il progresso che la scienza ha fatto, la stragrande maggioranza di noi non solo non sta vivendo una vita felice, ma non sta proprio vivendo una vita che si possa definire tale, almeno secondo i parametri della nostra società;

e allora se questa vita non può oggi assicurare per tutti questa felicità, così come non ha potuto farlo in passato, non lo potrà fare nemmeno in futuro, nonostante tutti i progressi medico scientifici che l’uomo potrà realizzare negli anni a venire.

Ecco perché la vita futura prospettata da Gesù Cristo è l’unica scelta veramente valida!

Noi abbiamo in Dio, che ci ha creati a “sua immagine e somiglianza”, un Padre amorevole e meraviglioso; e Gesù Cristo mediante il suo sacrificio sulla croce ha lavato via il nostro peccato di ribellione, e ci ha riscattati da questo mondo, donandoci una nuova speranza di vita che va ben al di là di questa vita che conosciamo noi oggi.

Cristo ci spinge con forza ad un ritorno al nostro Padre celeste creatore, ci spinge a fare la scelta giusta, la scelta che può passare solo attraverso il suo Evangelo.

Quando noi pensiamo quale vantaggiosa proposta ci viene fatta, quale grande dono ci viene offerto, mi sembra assurdo non approfittarne subito con gioia; visto poi qual è l’alternativa: la vita eterna al cospetto di Dio, contro 70/80 anni di misera esistenza terrena esposti ad ogni male e senza nessuna certezza di vedere sorgere il sole il giorno seguente!

Credo non ci siano dubbi su quale sia la scelta migliore! Voi cari fratelli in Cristo, cosa ne pensate? Non credete anche voi che ci convenga di più a stare dalla parte di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore? AMEN!