La fede e la preghiera

Testi: Salmo 30: 1-12; Luca 11: 1-12

 

La riflessione verterà sulla preghiera; nella vita di un credente non c’è nulla di più normale della preghiera. La preghiera è infatti il modo più semplice con cui tutti noi ci rivolgiamo a Dio; anzi possiamo dire l’unico modo con cui noi dialoghiamo con Dio è: “pregando Dio”.

Ecco che la preghiera è parte della nostra vita quotidiana come il respirare, il bere e il mangiare, che sono cose importanti, anzi indispensabili, ma forse proprio per questo le riteniamo ovvie, oserei dire banali. E come sapete le cose “banali” spesse volte non sono considerate, e non gli attribuiamo importanza, tendiamo insomma a darle per scontate.

Pregare diviene proprio come respirare: dal respiro dipende la nostra vita fisica, ma nessuno di noi si alza la mattina pensando: “e se oggi non c’è più aria come respirerò?”. Così dalla preghiera che noi rivolgiamo a Dio attraverso Cristo dipende la nostra vita “spirituale”, ma ci ricordiamo poi di rivolgergli la nostra preghiera nei vari momenti della nostra giornata?

Troppo spesso noi ci ricordiamo di Dio solo quando siamo nella difficoltà, nel dolore o nella malattia, insomma quando abbiamo bisogno del suo aiuto, e quando preghiamo prima di tutto pensiamo di dover chiedere proprio perdono per questa nostra colpa di “pregare solo per chiedere”, cioè di rivolgere a Dio solo richieste e suppliche, e trascurare invece le preghiere di lode, ringraziamento ed adorazione.

Il brano del vangelo di Luca proposto oggi ci dice però proprio il contrario.

Ci sono due buoni motivi per cui non ci dobbiamo sentire in colpa rivolgendo a Dio Padre la nostra preghiera qualunque essa sia:

  • il primo è palese nelle parole di Gesù. Gesù “vuole” che noi chiediamo a Dio ciò di cui abbiamo bisogno, ce lo dice apertamente: “chiedete con perseveranza e vi sarà dato; cercate senza stancarvi e troverete; bussate ripetutamente e vi sarà aperto”. Notate come Cristo sottolinea tre parole “perseveranza, instancabilmente, ripetutamente”, non solo dobbiamo pregare, o chiedere, poiché preghiera è uguale a richiesta, ma lo dobbiamo fare con forza e costanza senza mai stancarci.

Di solito le persone insistenti non sono certo benviste dagli altri, che li considerano dei veri e propri “scocciatori”; allora perché Cristo vuole che noi nei suoi confronti e nei confronti di Dio Padre ci comportiamo come “scocciatori insistenti”?

Vi siete mai domandati il perché?

Vedete cari fratelli in Cristo, forse noi a torto ci sentiamo in colpa di rivolgerci a Dio solo nel momento del bisogno con le nostre richieste perché ragioniamo da uomini e crediamo di essere proprio degli “scocciatori importuni” agli occhi di Dio. Ma non è così!

  • il secondo buon motivo per non sentirci tali ce lo spiega ancora Cristo, tra le righe: “…e chi è quel padre fra di voi che se il figlio chiede un pane, gli dà una pietra?

Normalmente noi tendiamo a recepire questa parte della lettura come un ulteriore atto dell’amore di Dio per noi, il quale ci ama come un padre ama i suoi figli, …anche se questi sono insistenti, importuni e poco meritevoli!

Proviamo per un attimo invece a vedere questo passo sotto un’altra luce. La preghiera, abbiamo visto, non è solo richiesta e supplica, ma è anche, e oserei dire soprattutto lode, ringraziamento ed adorazione; Gesù ci ha infatti insegnato la preghiera che noi tutti conosciamo: il Padre Nostro, che inizia proprio con:

“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà, come in cielo anche in terra…

Come vedete in questa prima parte non ci sono suppliche o richieste ma solo lode ed adorazione, ed è proprio adorando e lodando Dio che iniziamo a pregare, le richieste arrivano dopo, dopo che abbiamo riconosciuto che Dio è nostro padre, e da lui ci attendiamo quello di cui abbiamo bisogno per vivere.

A chi dunque rivolgiamo le nostre preghiere?

Chi di voi, si metterebbe davanti ad un muro dicendo: “muro dammi da mangiare perché ho fame, oppure muro fammi ritrovare la salute perché sono ammalato”? Penso nessuno perché le possibilità di ottenere qualcosa così facendo sono uguali a zero.

Oppure, chi di voi si metterebbe a suonare i campanelli di una via chiedendo ai padroni di casa “regalami la tua casa perché non ho dove abitare”? Penso nessuno lo farebbe perché anche in questo caso le possibilità di ottenere qualcosa sono ben poche.

Noi tutti però ci rivolgiamo a Dio “fiduciosi di ottenere”, così come il figlio si rivolge al padre per avere il pane, sicuro di non ottenere la pietra!

Noi sappiamo dove rivolgere le nostre preghiere, e sappiamo che esse saranno accolte, così facendo però, senza rendercene conto, riconosciamo che Dio può ascoltare, riconosciamo che Dio è il nostro dio e che noi dipendiamo da lui, riconosciamo la sua autorità su di noi.

Chi è che prega infatti? È forse il superiore che prega l’inferiore sperando di ottenere qualcosa da lui, o non è piuttosto chi sta in basso che prega chi gli è superiore perché gli conceda quanto richiesto?

Cari fratelli, Cristo vuole che noi preghiamo insistentemente e costantemente Dio Padre e lui soltanto perché questo è il segno della nostra adorazione verso Dio.

Chi non prega Dio non è perché non vuole essere importuno o approfittare della sua generosità, ma perché non crede e così facendo non riconosce e non onora Dio.

Come la prendereste voi se i vostri figli quando hanno bisogno di qualcosa invece di rivolgersi a voi per ricevere il giusto aiuto, si rivolgessero invece a persone estranee??!!

Sareste contenti voi come genitori? Io penso proprio di no. Vorrebbe dire che i vostri figli vi hanno ripudiati come genitori!

Vogliamo quindi noi fratelli in Cristo e figli con lui del nostro Padre Celeste, ripudiarlo non rivolgendo a lui le nostre preghiere?

La preghiera cari fratelli è la più immediata manifestazione della nostra fede: non possiamo dire di credere e poi non pregare Dio, così come non adorarlo e non ringraziarlo, nonché non chiedere e supplicare il suo aiuto.

Tra tutti gli atti e tutte le attività che noi possiamo compiere, sia come singoli, ma soprattutto come comunità, la preghiera deve sempre essere al primo posto.

Siamo sì chiamati ad agire nel mondo e nella società, ognuno secondo i propri doni ed i propri mezzi, ma la preghiera comunitaria deve venire prima di tutto il resto.

Diversi anni fa ho avuto modo di ascoltare per la prima volta un coro di fratelli Coreani. Al termine dei loro canti ci sono stati degli scambi di esperienze e, appreso come in Corea la presenza Evangelica fosse molto forte e in costante crescita, un pastore italiano ha domandato come avessero raggiunto questo risultato. Il pastore coreano ha risposto: “noi ci alziamo tutte le mattine alle cinque a pregare Dio!”.

Molti dei presenti allora hanno sorriso pensando che alle cinque per gli italiani fosse un orario poco proponibile, ma quello che è certo è che la preghiera fatta con fede a Dio può fare qualsiasi cosa: prima di tutto far crescere la comunità di Cristo più di qualsiasi intervento umano.

Forse cari fratelli, noi abbiamo trascurato un po’ quest’aspetto, forse troppo presi dalle faccende “socio – materiali” che incontriamo nella nostra vita quotidiana, abbiamo dimenticato, o perlomeno sottovalutato, il potere che ha la nostra preghiera nell’attivare e trasmettere l’Evangelo di Cristo.

Certo il mondo che ci circonda ha messo la preghiera un po’ in secondo piano, ma non dimentichiamo che la nostra unica forza e la nostra unica speranza, è la Parola di Cristo, la buona novella dell’Evangelo, e il nostro compito è di essere portatori di questa parola: nell’annuncio di essa la preghiera è fondamentale perché non siamo più noi soli ad agire, ma è Cristo che agisce!

Vogliamo dunque, cari fratelli in Cristo, ogni volta che ci riuniamo nel nome del Signore, riproporre con forza la nostra preghiera a Dio, senza sentirci né importuni, né tantomeno approfittatori del suo amore verso di noi, affinché egli possa guidarci singolarmente, ma soprattutto come comunità, a percorrere la via che Gesù Cristo ci ha indicato. AMEN