La giusta misura

Testo: Luca 6:31/37 Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. …con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio” 

 

Cari fratelli in Cristo, questi due versetti del Vangelo di Luca ci stanno rivelando una verità basilare per la vita di tutti noi, però non si tratta di due “insegnamenti etici” come spesso ci viene insegnato nelle chiese.

Proviamo per un momento a “dimenticare” che questi due insegnamenti siano contenuti nei Vangeli, anzi dimentichiamo che siano due detti di Gesù, e cerchiamo di capirne il significato o messaggio che ci trasmettono al di fuori dal vangelo stesso.

Il primo ci propone un principio di “commercio reciproco soddisfacente”, ossia quando noi stiamo facendo un affare, se vogliamo trovare soddisfazione nell’accordo, dobbiamo fare in modo che anche la controparte trovi un’adeguata soddisfazione. In parole povere, qualsiasi scambio che noi facciamo con una controparte deve essere reciprocamente vantaggioso, altrimenti lo scambio non si consoliderà. Detta così la cosa appare persino banale, perché è la regola alla base di ogni rapporto equo e vicendevolmente soddisfacente, eppure quando rimettiamo la frase nel Vangelo, ecco che ci suona come se noi dovessimo “fare un sacrifico” per soddisfare la parte opposta e che per questo noi non ne ricaviamo una utilità adeguata al sacrifico fatto; non vi sembra assurdo letto così? Eppure negli insegnamenti etici della chiesa è proprio questo che emerge: fare agli altri quello che noi vorremmo gli altri facessero a noi è proposto come un atto di sacrificio, un peso da portare per essere graditi a Dio, un gesto sublime e per questo meritorio, quando in realtà è un semplice agire secondo la logica dello scambio equo!

Veniamo al secondo insegnamento; in questo caso il peso, o meglio la minaccia di ritorsione, che sembra contenere il versetto, è ancora maggiore, perché come viene presentata la cosa sembra presupporre una minaccia per una colpa, un peccato, un comportamento inadeguato, invece se prendiamo il versetto e lo togliamo dall’ambito etico-religioso ci appare chiaro come nell’ottica dello scambio, le due parti attribuiscono un valore adeguato alla loro merce, o se preferiamo, adottano una misura, o peso comune, per valutare la merce che viene scambiata.

Cosa c’è di tanto strano in questo? Assolutamente nulla, poiché è la base di ogni trattativa commerciale quella di utilizzare lo stesso metro, o peso per misurare la merce che viene scambiata. Nessun commerciante onesto si aspetterebbe nulla di diverso! Allora perché Dio dovrebbe aspettarselo? Certamente colui che ha fatto ogni legge universale e conosce ogni aspetto del creato, fissa regole che valgono per tutti, e nessuno può, né deve, metterle in discussione, perché esse sono la base di un equilibrio stabilito.

Allora cari fratelli in Cristo, se noi seguiamo le regole alla base della vita stessa nel creato, non facciamo altro che adeguarci ad un meccanismo rodato, anzi l’unico meccanismo che funzioni veramente perché è quello che segue le leggi naturali che Dio ha posto alla base della sua creazione. Andare contro tali leggi, o regole che dir si voglia, è il metodo sicuro per non ottenere il risultato sperato, ossia il miglior risultato possibile, e questo non implica la violazione di una “regola etica”, bensì di una regola naturale, il che produrrà un “malfunzionamento” della nostra azione.

Così come ingannare la controparte sulla qualità della nostra merce, o sul peso della merce, provoca la rottura dell’affare e della relazione stessa, allo stesso modo tale comportamento ci pone in una situazione di disarmonia con l’equilibrio universale che Dio ha creato affinché ogni cosa funzioni ottimamente; chi comprende questo non adotterà mai un tale comportamento, ma chi invece vedrà in questi due versetti due principi etici che si possono violare perché non ci saranno per lui conseguenze, si verrà presto a trovare in una situazione di forte disagio e non ne uscirà fino a quando non ripristinerà l’equilibrio conformandosi alla legge di Dio. AMEN