La grazia sufficente

Testi: Giosuè 1:1-9

 

Dio affidò il suo popolo a Mosè, affinché lo liberasse dalla schiavitù del faraone e lo conducesse fuori dall’Egitto, fino alla Terra Promessa in Canaan (Palestina); tutto sembrava potersi svolgere in un tempo sufficientemente breve, quello necessario ad attraversare il deserto del Sinai per poi varcare il Giordano, fiume che delimitava il confine della Terra Promessa. Il tutto sotto la supervisione di Mosè ma soprattutto sotto la vigile guida di Dio stesso, che avrebbe accordato loro un passaggio facile, proprio perché Dio avrebbe sconfitto per loro i popoli Cananei che dimoravano abusivamente nella Terra Promessa (abusivamente perché Dio l’aveva già data in proprietà ad Abramo e ai suoi discendenti ben quattro secoli prima!).

Tutto facile allora? No!

Se infatti uscire dall’Egitto tutto sommato fu una cosa semplice, sia pure sofferta, poiché il Faraone non si arrese a rinunciare troppo facilmente a che i suoi schiavi ebrei se ne andassero, e da parte di Dio ci vollero ben dieci piaghe per convincerlo a lasciali andare, e tuttavia, avendo compiuto tutto la potente mano di Dio, senza che agli ebrei fosse richiesto altro se non stare fermi ed ubbidire agli ordini di Mosè, cioè di Dio, la cosa andò a buon fine, come sappiamo, e riuscirono anche a passare attraverso il Mar Rosso, che Dio aveva aperto per loro, per farli passare all’asciutto.

Potremmo anche pensare che gli ebrei furono “sollecitati a passare” il mare dall’arrivo dei carri da guerra del Faraone che stavano loro alle costole e minacciavano di sterminarli se si fossero attardati, e tuttavia, fintanto che gli ebrei ubbidirono fedelmente a Dio, ogni cosa procedette esattamente come aveva promesso loro il Signore, e nessun male toccò loro.

Poi però la situazione è mutata profondamente perché, dopo essere entrati nel deserto, il Popolo d’Israele, di fronte alle apparenti difficoltà, cominciarono a perdere coraggio e a dubitare, se non della potenza di Dio, almeno del suo intervento provvidenziale nei loro confronti. Il cibo e l’acqua che non si trovavano (cui Dio fece fronte con la manna dal cielo e la sorgente dalla roccia), la durezza del suolo arido nei confronti della fertile terra egiziana, sollevarono molto mormorii negli ebrei; ma la goccia che fece traboccare il vaso dell’ira di Dio fu la loro mancanza di fede nei suoi confronti quando gli esploratori mandati a perlustrare la Terra Promessa, tornarono raccontando di aver visto popoli forti, degli autentici giganti, che era per loro impossibili da sconfiggere.

Per questo motivo Dio fece “consumare” per 40 anni la generazione che era uscita dall’Egitto nel deserto, per poter far entrare in Palestina soltanto i loro figli, cioè una generazione nuova, che non avendo conosciuto la schiavitù e l’Egitto, potessero davvero mettere totalmente in Dio la loro fiducia di vittoria.

Da qui possiamo ben comprendere come per il popolo d'Israele, "uscire" dall'Egitto fosse una cosa, mentre tutt'altra cosa era "attraversare il Giordano", poiché significava impegnarsi nella lotta contro le schiere dei Cananei ed affrontare molte difficoltà.

Attraversare il Giordano costituiva un arduo passo di fede che la generazione precedente rifiutò di fare, perché, secondo la logica umana avrebbe comportato il rischio di perdere tutto ciò che si possedeva, compresa la vita stessa, e sempre memori di ciò che avevano avuto in Egitto, sia pure come schiavi, finirono per dubitare della promessa di Dio, pur avendone visto la potenza.

Con la nuova generazione Dio ripropone le sue promesse, questa volta tramite Giosuè: “Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò”, esortandolo tuttavia a continuare ad avere fede in Lui: “Solo sii molto forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai”  

Oggi gli uomini del nostro tempo vivono una situazione che per molti versi è paragonabile a quella vissuta dal popolo d’Israele ai tempi di Mosè e Giosuè;

così come ai tempi di Mosè, noi siamo spesso chiamati ad affrontare scelte analoghe, prima fra tutte quella se accettare o meno Gesù Cristo come nostro personale salvatore, e questo è ben paragonabile alla scelta che fecero gli antichi ebrei di lasciare la sicurezza della schiavitù d’Egitto per affrontare la prospettiva di libertà promessa da Dio nella Terra dove scorreva il latte e il miele.

Molti sono infatti gli uomini e le donne che per tradizione o per convinzione hanno accettato di farsi battezzare e diventare cristiani, cercando al contempo di conformarsi agli insegnamenti dell’Evangelo che le varie chiese insegnano ai propri membri; così i credenti sono stati “portati fuori dall’Egitto” dell’ateismo (figura del mondo) e su questa scorta si sentono abbastanza sicuri di aver già conquistata la Terra Promessa, ossia il Regno dei Cieli dopo la morte e la risurrezione.

Basta però questo per entrare nel Regno dei Cieli? No!

Una cosa infatti è uscire dall’Egitto (come fece Mosè), un’altra è passare il Giordano, cioè accettare Gesù Cristo come Signore della propria vita, ossia “presentare i nostri corpi in sacrificio vivente e non conformarsi a questo secolo” (Romani 12:1,2).

Quanti sono i credenti che sono davvero disposti a farlo? Quanto hanno il coraggio di mettersi totalmente nelle mani di Dio per “passare il Giordano” sapendo che dall’altra parte ci sono i giganti (come la paura, la concupiscenza, la gelosia o l'invidia) che dominano il mondo?

Così come il Popolo d’Israele non avrebbe mai potuto sconfiggere i Cananei, più forti e numerosi di loro, se non si fossero totalmente messi nelle mani di Dio, allo stesso modo noi non potremo davvero entrare nel riposo di Dio se non affidando totalmente la nostra vita a Cristo, avendo piena fiducia in lui, nella sua capacità di vincere il mondo e le sue insidie, poiché Lui lo ha già vinto sulla croce.

Se avremo il coraggio di fare questo, anche noi conquisteremo la nostra Terra promessa, poiché il Signore ci precede, e con lui sapremo vincere i "giganti" che vorrebbero sbarrarci la strada. La vittoria è assicurata, per i nati di nuovi in Cristo, che non fanno conto delle loro forze e dei loro meriti ma solo confidano nella grazia di Dio! Alleluyah!

AMEN