La partita di Dio

Testi: Geremia 29:11-13; Ebrei 12:1-2a 

Cari fratelli in Cristo, poiché in questo periodo sono in corso gli Europei di Calcio e la Copa América, vi voglio anch’io parlare di calcio! C'è una forte similitudine tra il gioco del calcio e la vita di tutti noi; sia come uomini e donne, sia soprattutto come credenti.

Come sapete, il calcio è un gioco di squadra, dove le squadre sono formate da un certo numero di giocatori, di cui undici stanno in campo, mentre gli altri sono di riserva in panchina. Una squadra di giocatori professionisti ha al suo interno dei giocatori con talenti e ruoli diversi, ognuno dei quali occupa una posizione specifica in campo;

contrariamente a quanto avviene con le squadrette del quartiere, dove ognuno s'improvvisa in tutti i ruoli, i calciatori professionisti quando entrano in campo per giocare “la partita” sanno esattamente quello che devono fare.

La stessa cosa avviene nella nostra vita; quando siamo ancora dei bambini non abbiamo le idee chiare, a scuola ognuno di noi fa esattamente le stesse cose che fanno gli altri, perché non sappiamo ancora cosa faremo da adulti, però quando diventiamo adulti, impariamo qual'è il nostro posto nella vita e cerchiamo di adempierlo al meglio delle nostre possibilità.

Una squadra di calcio è suddivisa in tre reparti ideali: l'attacco, il centrocampo e la difesa;

poi questi reparti potranno anche essere composti e disposti in campo in modo diverso, a seconda del modulo di gioco utilizzato: il 4-4-2, oppure del 4-3-3, oppure il 3-4-3 e così via.

Seguendo però quello che è l'obiettivo della partita di calcio, la squadra avrà sicuramente un reparto d'attacco, il cui scopo sarà quello di segnare i goal che permetteranno a tutta la squadra di vincere la partita.

Anche nella partita della vita ci sono gli attaccanti, ovvero quegli uomini e quelle donne che grazie alle loro qualità e ai loro doni, contribuiscono a che l'umanità progredisca, cioè segni i goal necessari per far vincere tutto il genere umano.

Tra di loro troveremo i grandi scienziati con le loro scoperte scientifiche e mediche, troveremo i grandi pensatori, filosofi e artisti che con le loro opere elevano spiritualmente l'umanità, troveremo i grandi imprenditori che sostengono la crescita del benessere economico, e i grandi uomini politici e di governo che contribuiscono al benessere sociale, alla pace e alla fratellanza umana, e così via.

Nella squadra di calcio ci sono poi i centrocampisti, che hanno il duplice ruolo di far arrivare la palla agli attaccanti, perché possano segnare i goal della vittoria, e nel contempo fare da filtro al centrocampo per ostacolare gli attaccanti avversari.

Nella partita della vita i centrocampisti sono quegli uomini e quelle donne che traducono in pratica le scoperte, le intuizioni, gli ideali dei grandi attaccanti, per renderli fruibili da tutti, questo attraverso il loro lavoro e le loro realizzazioni;

si va dall'operaio che lavora al tornio, all'architetto che stende il grande progetto, per non fare che due possibili esempi. In entrambi i casi siamo di fronte a questi preziosi centrocampisti della vita, che col loro lavoro beneficiano l'intera umanità.

Infine nella squadra di calcio abbiamo il reparto difensivo, portiere, stopper e terzini, che sono coloro il cui scopo è quello di fermare le palle degli avversari affinché non finiscano nella nostra rete.

Nella vita i difensori sono parimenti coloro che difendono le conquiste della società civile, impedendoci la ricaduta nella barbarie, a cominciare dai militari, che sono i portieri di una società, l'ultima difesa contro i tiri avversari.

Ma i difensori sono anche la polizia che preserva l'ordine pubblico e la pace sociale, i medici che contrastano le malattie e impediscono il diffondersi delle epidemie, fino agli addetti alle pulizie perché anche loro difendono la nostra vita;

avete visto cosa succede nelle città dove viene interrotta la raccolta dei rifiuti?

Ecco allora la nostra squadra della vita dove ognuno di noi gioca nel ruolo a lui assegnato e contribuisce a che tutta la squadra vinca la sua partita.

Quando vedrete la prossima partita di calcio provate a riflettere su questo.

*  *  *

Ora però vi invito a riflettere su un'altra cosa;

finora io ho parlato solamente di giocatori, però nel calcio c'è una figura molto, molto, molto importante, che io non ho menzionato, senza la quale però, il calcio professionistico non potrebbe neanche esistere: sto parlando dell'allenatore!

L'allenatore è il vero e unico responsabile della squadra di calcio, è colui che sceglie i giocatori, che decide quale ruolo e posizione essi debbano occupare in campo, chi deve giocare e chi deve stare in panchina, è colui che stabilisce i tempi e modi di allenamento e tutto quanto attiene all'organizzazione e al gioco della squadra.

Quando guardiamo una partita non lo vediamo quasi mai, perché lui non è in campo, non gioca, eppure quando la squadra vince, il merito va proprio all'allenatore, prima e più che ai giocatori, e parimenti quando la squadra perde è l'allenatore che è biasimato e a volte perde il posto, prima dei giocatori.

Allora cari fratelli in Cristo, adesso vi chiedo di riflettere su questa domanda: chi è l'allenatore della vostra vita?

Forse non è un caso che ormai nel linguaggio comune l'allenatore è identificato con il suo nome inglese, ossia: “Il Mr”, che tradotto in italiano vuole dire: “Il Signore”.

In effetti anche il nostro allenatore lo chiamiamo così, perché lui è proprio: “il Signore”;

noi credenti abbiamo un solo allenatore: Gesù Cristo, perché come credenti non possiamo che vedere la mano sapiente di Dio dietro ogni scelta e avvenimento della nostra vita.

Lui solo ci ha elargito i doni che abbiamo ricevuto, lui solo ci indica la strada da seguire, ci suggerisce le tecniche da usare, ci spiega le tattiche da adottare, e in buona sostanza ci fa capire quale sia il nostro ruolo in squadra, quello che dovremo ricoprire durante la partita della nostra vita!

Soltanto l'allenatore, infatti, ha la visione d'insieme della squadra, cosa che non possono invece avere i singoli giocatori. Senza l'allenatore noi ci comporteremmo esattamente come i bambini della squadretta del quartiere, dove ognuno rincorre confusamente la palla, nella speranza di arrivare lui a segnare il goal della vittoria, da solo, senza preoccuparsi di fare gioco di squadra.

E' l'allenatore infatti che forma la squadra e fa sì che i giocatori si sentano parte di un'unica formazione, e non degli elementi isolati.

Ripeto, però, l'allenatore non può essere uno dei giocatori, perché chi gioca, non può giocare e avere nello stesso tempo la visione d'insieme del gioco.

Noi credenti evangelici possiamo avere soltanto il Signore come nostro allenatore, e non certo un “papa” o qualcun altro che lo sostituisca, perché la cosa come non funziona nel calcio, così non funziona nella vita spirituale del credente.

*  *  *

Fino ad ora però, mi sono limitato a parlare di squadra di calcio e di goal, evitando di proposito di parlare di uno degli aspetti fondamentali del calcio: lo svolgimento della partita!

Nel gioco del calcio una squadra non gioca mai da sola, ovviamente, ma sempre contro un'alta squadra;

che cosa succede però nella vita reale?

Qualche tempo fa ho sentito un'intervista a una vecchia gloria del calcio italiano, Sandro Mazzola, che si lamentava del fatto che gli allenatori moderni fanno fare soltanto allenamenti ai loro ragazzi e ben poco gioco vero, “giocato”, poiché ritengono che sia più importante la forma atletica rispetto alla voglia di giocare.

Allora mi sono chiesto se anche noi credenti nella nostra vita, la nostra squadra, non stia facendo un po' troppi allenamenti e poche partite vere.

Sì perché negli allenamenti non è necessario avere un avversario di fronte, mentre nelle partite vere sì, e noi sappiamo che la partita della vita è una partita vera, non un semplice allenamento!

Allora io vi chiedo, chi è la squadra avversaria contro cui combattiamo ogni giorno la nostra partita della vita?

La domanda può sembrare difficile, ma ve la renderò più facile dandovi un “aiutino”.

Il nostro allenatore si chiama Gesù Cristo, ed è un ottimo allenatore, su questo non ci sono dubbi;

tutti i credenti lo conoscono bene e sanno che lui ci farà vincere non solo la partita della nostra vita, ma alla fine con lui vinceremo anche il campionato!

Anche la squadra avversaria però ha un allenatore molto bravo, un vero e proprio “principe” del pallone, tanto che si fa chiamare anche: Il Principe di questo Mondo!

Per di più la squadra avversaria ha anche il fattore campo dalla sua; sì perché loro giocano sempre in casa e noi, purtroppo, sempre in trasferta.

Non v'ingannate pensando che il mondo tifi per noi credenti, noi credenti abbiamo il tifo del Mondo “contro di noi”, come ci dice la Bibbia: “voi siete nel mondo, ma non siete del mondo!”

Quindi noi giochiamo costantemente fuori casa, contro avversari temibili, e contro un allenatore che sa il fatto suo, e per di più che non gioca nemmeno pulito!

Si fratelli, così come il calcio è spesso corrotto da scandali, scommesse e torbidi interessi, noi credenti sappiamo bene che nelle nostre stesse fila, cioè nella nostra squadra, ci sono giocatori che si sono “venduti all'avversario” in cambio di una effimera gloria terrena, e purtroppo non è facile scoprire chi siano questi, almeno fino a quando non giungono davanti alla porta avversaria e tirano la palla fuori di proposito, oppure stando nella nostra area lasciano entrare una palla facile nella nostra rete...

Vedere allora come la nostra vita di credenti sia davvero molto simile ad una partita di calcio?

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Io oggi, mentre vi scrivo queste cose, mi sento come un massaggiatore che nello spogliatoio, tra il primo e il secondo tempo, sta cercando di alleviare il dolore dei colpi ricevuti dai nostri giocatori durante il primo tempo, che purtroppo si è chiuso con un punteggio a favore dei nostri avversari.

Io in verità non posso fare molto con le mie parole, però so che noi non siamo soli, so che accanto a noi tutti c'è il nostro allenatore, “il nostro Mr”, il nostro Signore, che presto entrerà dalla porta, non dello spogliatoio, bensì quella del vostro cuore, e vi chiederà:

Ragazzi, cosa vogliamo fare allora? La possiamo ancora vincere questa partita giocando secondo le regole?”

Certamente sì, cari fratelli in Cristo; non solo la possiamo, ma la vogliamo vincere.

Ce lo chiede il nostro allenatore, Gesù Cristo;

tutto quello che dobbiamo fare, è tornare la fuori, nel campo della vita, e giocare la nostra partita fino in fondo, con fede, onestà e coraggio;

tutto quello che dobbiamo sapere lo conosciamo, perché il vostro allenatore non cessa un solo giorno di ricordarcelo attraverso il “Manuale del perfetto credente: La Bibbia!”, e lui dalla panchina a bordo campo non smetterà mai un momento di incitarci, di sostenerci, di guidarci e consolarci;

giochiamo insieme, giochiamo uniti, convinti che alla fine la partita sarà nostra e l'avversario del mondo non potrà nulla contro di noi!

Non importa se siamo pochi, se siamo anziani e stanchi, se siamo giovani e inesperti, se siamo stranieri e bistrattati, se siamo poveri e disoccupati, se siamo infermi e angosciati;

il Mr è con noi e ci sostiene sempre!

Perciò, fratelli e sorelle, come ci esorta l'apostolo nella lettura di oggi, “corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù”;

torniamo la fuori sul campo del mondo, e giochiamo la nostra partita fino in fondo, senza paura, fino al giorno in cui il nostro Signore ci condurrà a vincere la nostra partita, e con lui anche il campionato! AMEN