La salvezza
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Testi: Luca 18:18-27; Romani 8:1-4
Cari fratelli in Cristo, il racconto del giovane ricco ci colpisce particolarmente, fino a sconcertarci, e questo avviene quando concentriamo la nostra attenzione sulla ricchezza, piuttosto che non sulla potenza di Dio.
L’implicita esecrazione della ricchezza qui richiamata, infatti, rischia di farci dimenticare quello che è il vero messaggio che Gesù ci dà in questo passo della Scrittura, che non è la condanna dell’eccessiva ricchezza, quanto la mancanza di fede nell’opera di Dio.
Il giovane ricco del racconto era seriamente preoccupato per il suo futuro, ossia per ciò che sarebbe accaduto dopo la sua morte, e domanda a Gesù cosa deve fare per “ereditare la vita eterna”.
La risposta di Gesù in questo caso è lapidaria: “Vendi tutto quello che hai e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli”; però poi aggiunse: “poi vieni e seguimi”.
Siamo di fronte ad un’indicazione a cambiare vita, a fare un’inversione di 180 gradi, il che mette in grave difficoltà il giovane ricco, e non solo lui, ma anche noi che leggiamo.
Perché Gesù è così categorico? Perché nei confronti di questo giovane, e soltanto di questo giovane, consiglia una soluzione così drastica? Cosa che non fa con nessun altro peccatore.
Cerchiamo di capire il perché, e poi anche il perché Gesù lo invita a seguirlo, a diventare un suo discepolo, altro fatto insolito visto che Gesù ha sì fatto discepoli, in primis gli Apostoli, ma solitamente guariva e sfamava senza chiedere nessun impegno ai beneficiati se non quello dall’astenersi dal peccato; allora perché proprio con questo giovane ricco è così drastico?
Il fatto che il giovane avesse sempre osservato le prescrizioni della legge di Mosè era sicuramente un punto a suo favore, perché dimostrava la sua devozione verso Dio, e di questo Gesù se ne compiace, tuttavia, sa che ciò non può bastare per ereditare la vita eterna, poiché la salvezza non si ottiene per opera della Legge, non si può comprare col denaro o con altra opera, ma è un dono di Dio, quindi come ci spiega l’Apostolo Paolo, la salvezza può avvenire soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo: “Dio …ha … mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito”.
In questo mancava la comprensione del giovane ricco, che pur devoto alla legge, rimaneva schiavo del peccato e quindi lontano dalla salvezza.
La prova di questa sua lontananza ce la spiega il passo successivo del testo, laddove ci è detto: “… Egli, udite queste cose, ne fu afflitto, perché era molto ricco…”
Ancora una volta la ricchezza, che rappresenta un grande ostacolo verso la vita eterna, si rivela per quello che è: ciò che più facilmente separa il cuore dell’uomo da Dio, cioè dal vivere in comunione con Lui, dal riporre la propria vita nelle sue mani!
La ricchezza offusca il cuore e la mente dell’uomo, trascinandolo lontano da Lui, portandolo sulla strada delle ribellione, infatti, nel nostro caso abbiamo un uomo molto ricco, e per questo dominato dal potere di Mammona. Un uomo che però, secondo i canoni umani del mondo, aveva raggiunto il vertice della scala sociale, avendo ottenuto le tre "P" del successo: potere, prosperità e prestigio.
In questo caso Gesù aveva di fronte un uomo razionale che, benché credente, non lasciava grande spazio all’azione di Dio, essendo abituato ad agire lui per ottenere ciò che voleva, e fiducioso così facendo di poterlo ottenere; infatti, subito chiede a Gesù: "Che devo fare?"
Il modo stesso di porre la domanda ci suggerisce che era un uomo sicuro di poter raggiungere la vita eterna allo stesso moco in cui aveva fatto con tutto il resto, cioè con i suoi sforzi personali, e con la stessa sicurezza era certo di potervi riuscire grazie ad essi.
Gesù però vede il suo grave peccato, quindi lo stato di pericolo in cui si trova a causa delle sua confidenza nel mondo, perciò la prima cosa che fa è invitarlo a liberarsi delle ricchezze, ossia del maggior ostacolo che gli impedisce di raggiungere ciò che desidera.
Purtroppo il giovane uomo non accetta la liberazione di Gesù e se ne va, continuando a fare affidamento su sé stesso, piuttosto che mettersi nelle mani di Dio.
Ora cari fratelli in Cristo, qual è il nostro personale ostacolo che non ci permette di affidarci completamente al Signore?
Abbiamo anche noi un ostacolo che il Signore ci invita a rimuovere?
Qualunque sia il nostro impedimento, impariamo a rimuoverlo nell’unico modo possibile, ossia non facendo più affidamento su noi stessi, sui nostri meriti, o sulle nostre forze, ma rivolgiamoci a Dio per ogni cosa; quindi, crediamo in Gesù Cristo, invochiamo il Suo perdono, la Sua grazia, così la nostra vita godrà della Sua guida sicura e tutti noi saremo salvati per i Suoi meriti. AMEN
