L'attesa, i dubbi e la promessa
Testi: Salmo 42; Matteo 24:45-51
Cari fratelli in Cristo, uno degli inganni più usati da Satana per allontanarci da Dio è quello di insinuare in noi il dubbio che Dio si sia ormai dimenticato dell'umanità, e che per questo non intervenga più, né per adempiere alle sue promesse, né per fare giustizia nel mondo.
Nell'AT numerosi sono i passi in cui il popolo d'Israele si disperava pensando che Dio lo avesse abbandonato nelle mani dei suoi nemici, o in preda alla carestia, o ridotto in schiavitù;
in Is 49:14 è scritto: “Ma Sion ha detto: «Il SIGNORE mi ha abbandonata, il Signore mi ha dimenticata»”.
I tempi di Dio però, non sono i tempi dell'uomo!
Non appena noi abbiamo un problema che ci assilla, vorremmo che Dio intervenisse subito per risolvercelo.
Dio certamente interviene, (quando noi dimostriamo di avere veramente fede in Lui), ma lo fa nei tempi e nei modi che Lui giudica più opportuni;
così in Is 54:7-8 è altresì scritto: “«Per un breve istante io ti ho abbandonata, ma con immensa compassione io ti raccoglierò. In un accesso d'ira, ti ho per un momento nascosto la mia faccia, ma con un amore eterno io avrò pietà di te», dice il SIGNORE, il tuo salvatore”;
nonostante questo però, a noi sembra proprio che Dio aspetti troppo ad intervenire, e così il maligno, intanto insinua in noi il dubbio che Dio non ci ascolti più.
Ora noi dobbiamo essere ben consapevoli che, anche se i tempi di Dio sono più lunghi dei nostri, Lui ci chiede di continuare ad avere una fede salda e di non dubitare mai delle sue promesse;
infatti è scritto in Mr 11:24 “Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete”, e questo perché, se per noi uomini il tempo è una delle cose più importanti nella vita, spesso ancor più importante della vita stessa, per Dio non è così!
Per il nostro Padre Celeste l'unica cosa che conta veramente, è che tutti i suoi figli raggiungano la salvezza: chi prima, chi dopo;
Ricordatevi degli operai che andarono a lavorare alla vigna all'ultima ora, essi ricevettero lo stesso salario dei primi, e questo non per un atto di ingiustizia di Dio, ma semplicemente perché, Lui prova una grande gioia nel vederci giungere al traguardo prima che la nostra vita terrena abbia termine, vita che in quella parabola è paragonata alla giornata lavorativa!
Ma torniamo al tempo degli uomini e all'insinuazione di Satana secondo cui Dio si sarebbe dimenticato di noi ogni qualvolta tarda ad adempiere una sua promessa, o a rispondere ad una nostra preghiera;
anche il NT contiene molte promesse fatteci dal nostro Signore Gesù Cristo, alcune delle quali riguardano proprio gli ultimi tempi e l'avvento del Regno.
Dopo venti secoli di attesa, da quando sono state formulate, senza che si siano ancora adempiute, quale migliore occasione di questa per Satana di insinuare che Dio si sia veramente scordato degli uomini!
Verrà mai il giorno del Giudizio? Ritornerà mai Cristo sulla Terra per condurci con sé nel suo Regno?
Lascio a voi le risposte a queste provocatorie domande;
tuttavia, facendo un paragone con quando il popolo d'Israele attendeva il suo Messia da ormai molti secoli, almeno dalla caduta del regno di Giuda, mi sembra che la nostra situazione attuale abbia molte analogie con quella di allora!
Anche in quel tempo c'era chi attendeva il Messia con speranza e trepidazione, come è scritto in Luca 2:25 “Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest'uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d'Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Messia del Signore”;
Nello stesso tempo, però, molti altri non soltanto non attendevano più il Messia, ma anzi, come ci dice la scrittura, alcuni di loro in particolare: i Sacerdoti, gli Scribi, i Farisei e i Sadducei, quando il Messia venne, non lo riconobbero proprio, ma anzi lo osteggiarono;
e non solo perché dubitavano di lui, ma proprio perché temevano che un tale Messia avrebbe fatto perdere loro le posizioni di potere e privilegio che avevano acquisito sotto il governo romano, come è scritto in Gv 11:49-50 “Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla, e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione»”.
In fondo per molti di loro, il vero Messia, colui che doveva ristabilire il Regno d'Israele, il “nuovo re Davide” doveva essere molto più simile a un re Erode il Grande, che aveva riedificato e allargato il Tempio di Gerusalemme, che non a un Gesù di Nazareth, che invece parlava più o meno apertamente di voler “distruggere il Tempio” ed eventualmente “riedificarlo in tre giorni”!
Certo per Israele il Regno era qualcosa di ben più concreto e terreno che non il Regno dei Cieli proposto da Gesù Cristo ai suoi discepoli;
ma in fondo la situazione ai nostri giorni non è poi tanto diversa.
Guardiamoci attorno: cosa sta succedendo attorno a noi?
La prospettiva escatologica nel cristianesimo occupa ormai una posizione marginale;
dopo venti secoli di chiesa cristiana, le nostre speranze in questa vita sono più che mai rivolte verso la terra, piuttosto che non verso il cielo, e questo nonostante le promesse di Cristo, che sono e rimangono il punto centrale di tutto il suo messaggio.
Nonostante che l'Apostolo Paolo nella 1°Co 15:19 ci dica: “Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini”, e nonostante che siamo ben consapevoli di come la vita umana sia ancora oggi, come sempre è stata, breve e fugace come un soffio di vento, l'uomo oggi sembra più che mai convinto e determinato a guardare la vita terrena come fosse il suo principale, se non unico, obiettivo di vita!
Mentre la vita eterna nei cieli, “la vera vita” per un credente, viene sempre più messa in secondo piano, come fosse qualcosa di cui ci si debba occupare soltanto in prossimità della nostra morte.
Perché nella nostra società occidentale i credenti si premurano così poco per la promessa di Cristo, mentre si danno oltremodo da fare per realizzare le cose di quaggiù?
Non che le seconde non siano importanti intendiamoci; mangiare, vestire, ripararsi, cercare di vivere decorosamente, avendo a disposizione quanto ci occorre per farlo, sono esigenze legittime, di cui il nostro Signore si cura per ognuno dei suoi fratelli, ma certo tutte queste cose per un cristiano non possono venire prima della ricerca del Regno, infatti la scrittura ci dice: Mt 6:33 “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.”!
La risposta che ci viene spontanea, purtroppo, è preoccupante: se ci pensiamo bene, ci viene il sospetto che oggi i cristiani dell'occidente siano molto simili ai Farisei dei tempi di Gesù; ossia coloro che pensavano di non avere bisogno di un Messia che offrisse loro un Regno dei Cieli, ma semmai di un “nuovo re Erode il Grande” che garantisse loro un regno terreno dove poter continuare a godere dei loro privilegi;
e se poi avere un nuovo Erode non era più possibile per i Farisei, era pur sempre meglio vivere sotto i governanti romani, che garantivano la pace e la stabilità ad un Israele terreno, piuttosto di accogliere un Messia come Gesù Cristo, che avrebbe certamente stravolto la loro vita e annullata la loro stessa ragione d'essere!
Di fronte alle tante, troppe ingiustizie, di questo mondo, un credente di oggi, come uno di ieri, dovrebbe avere nel suo cuore una sola preghiera: “Marana tha: vieni Signore a regnare su questa terra; viene ad adempiere la tua promessa; viene a fare giustizia in questo mondo ormai in totale preda del maligno, Signore nostro, vieni; Marana tha”!
Purtroppo quello che invece si osserva nelle nostre chiese è un atteggiamento molto diverso da questo; sembra che tutti, o quasi, si siano ormai rassegnati a che il ritorno di Cristo sia una cosa che, né la presente, né le future generazione di credenti siano destinate a vedere, e che quindi la priorità non sia più di pregare affinché il Regno si compia al più presto, “ ...venga il tuo regno...”, bensì quella di lavorare noi affinché si possa costruire una sorta di “governo alternativo del mondo” basato sull'etica cristiana, già qui sulla terra, sul modello del regno di Erode il Grande, in cui ci illudiamo che i valori etici mutuati dal cristianesimo possano trasformare poco alla volta il mondo, pur lasciandolo “laico e aconfessionale”, per evitare i noti abusi dei governi teocratici fatti nel passato!
Molti uomini e donne, anche tra i credenti, sono oggi convinti che una società umana migliore sia possibile già qui sulla terra, senza dover aspettare il Regno dei Cieli!
In fondo chi non vorrebbe vivere già ora in un nuovo paradiso in terra? Questa volta però, secondo il desiderio di molti, senza più un serpente che ci tenta e, perché no, senza neppure un Guardiano a cui dover rendere conto delle nostre azioni!
A queste affermazioni permettetemi di rispondere con alcune riflessioni.
Premesso che una società più giusta ed equilibrata non deve certo essere disprezzata da un credente, che deve anzi adoperarsi ogni giorno della sua vita per far sì che una maggiore giustizia sia stabilita;
tuttavia, il punto fondamentale è che una tale società, che deve essere vista come la naturale conseguenza del nostro vivere cristianamente, non può e non deve sostituirsi alla speranza di vita eterna e all'avvento del Regno che sono i veri obiettivi per un cristiano.
Se veramente pensassimo di poter cambiare il mondo, questo mondo, non saremmo diversi da coloro che rinnegarono Gesù Cristo, perché lui ha esplicitamente detto che “non è questo mondo il Regno dove raccoglierà i suoi fedeli”;
se pensassimo che noi possiamo instaurare un “regno di giustizia e di pace” già su questa terra, faremmo di Cristo un bugiardo, poiché ci ha detto che sarà lui a ritornare per giudicare e ristabilire la giustizia e la pace;
se pensassimo che l'umanità un giorno potrà raggiungere “da sola” quello che Cristo ci ha promesso una volta giunti nel suo Regno, che ne sarebbe di coloro che sono morti fino ad oggi senza aver visto una tale giustizia? Non saremmo noi dei presuntuosi, orgogliosi ed egoisti, pensando di poter fare questo per noi soltanto?
Ora mi sembra evidente che Satana stia insinuando molte cose false nel cuore dei credenti del nostro tempo, specie in coloro che con il ritorno di Cristo avrebbero più da perdere, perché fino ad ora si sono comportati come l'amministratore della parabola di Matteo, approfittando dell'assenza del Signore per fare il loro personale interesse, piuttosto che adempiere alla volontà di Dio.
Stiamo allora attenti, non cadiamo così facilmente negli inganni di Satana quando insinua che il Signore non ci ascolta più e che per questo non tornerà più a compiere le sue promesse;
non una sola promessa di Dio è mai stata disattesa nel corso della storia; la Scrittura ne è testimone, come ci dice l'Apostolo Paolo nella 2a Co 1:20 “Infatti tutte le promesse di Dio hanno il loro «sì» in lui...”
Impariamo dunque a fare della nostra fede “la prova” della veridicità della promessa di Dio, e “la risposta” davanti alle insinuazione del maligno durante il tempo dell'attesa.
A coloro che ci dicono continuamente: «Dov'è il tuo Dio?» rispondiamo anche noi come il salmista: “Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio.”
Viviamo dunque i nostri giorni anche noi come il servo fedele che sa che il suo padrone sta per tornare da un momento all'altro, e proprio quando meno ce lo aspetteremo, lui tornerà e ci costituirà su tutti i suoi beni come ci ha promesso. AMEN
