Né sì, né no

Testi: Isaia 55: 6-9

 

L’appello che anche in questo passo il Signore rivolge a ciascuno di noi, questa volta per bocca del profeta Isaia: “Cercate il Signore, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino”, è ripetuto abbondantemente, potremmo dire “fino alla nausea”, in molti altri passi della Scrittura, ad ulteriore dimostrazione di come il Signore parli con una sola voce, sia pur per bocca di tanti dei suoi testimoni.

C’è, infatti, un motto latino che recita: “repetita juvant” (le cose ripetute aiutano), e questo è senza dubbio lo scopo che il Signore vuole raggiungere con noi, facendo ripetere a tutti i suoi testimoni lo stesso appello, al ravvedimento: “Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare”.

Ricordare, ripetere, ricordare, ripetere, all’infinito, ripetere e ricordare all’uomo che l’amore di Dio offre il perdono a tutti coloro che si pentono dalla ribellione iniziata in Adamo (il peccato originale) e ritornano al Signore pentiti e con tutto il loro cuore, pronti ad accettarlo, e pronti a mettersi al servizio di Dio, pronti a vivere il resto della propria vita in piena e perfetta comunione con Lui.

Perché Dio sente la necessità di continuare a chiamare, a ripetere il suo appello allora? La spiegazione, purtroppo, l’abbiamo davanti ai nostri occhi; dal tempo del Profeta Isaia sono passati circa venticinque secoli, ma nulla sembra essere veramente cambiato nel comportamento umano. Anche dopo la venuta di Gesù Cristo, venti secoli fa, non molto sembra essere cambiato nell’umanità. Certo almeno in apparenza, molte sembrano oggi le persone credenti, vuoi in Gesù Cristo, o anche in altre fedi (Ebraismo ed Islam) che si rifanno anch’esse all’Unico Dio, ma la realtà del mondo, e anche quella di molti credenti, è molto diversa da quella prefigurata dal Signore.

Perché questo? Sono forse le parole dei vari profeti poco efficaci nel diffondere l’appello del Signore alla conversione? C’è forse qualcosa di poco chiaro in questo appello? Che cosa trattiene gli uomini di ogni tempo e luogo dall’aderirvi pienamente?

Certo vi sono persone che sinceramente e con tutto il loro cuore si sono avvicinate al Signore e l’hanno accettato pienamente, e questo nonostante il maligno continui imperterrito la sua opera di inganno, ma la verità oggettiva è che queste rappresentano soltanto una piccola minoranza, e questo lo riscontriamo dai fatti, dagli elementi oggettivi del nostro mondo; un mondo che non è il frutto di una piena e sincera conversione al Signore, bensì quello di un continuo ondeggiare tra il bene desiderato (ma non realizzato) e un male avversato (ma sempre assecondato dalle azioni umane).

Il Signore con queste parole ci chiama, qui ed ora, ad una piena conversione; chiama tutti gli uomini e le donne di questo mondo, senza distinzione di ceto, razza, qualità personali e quant’altro possa differenziare i membri dell’umanità, eppure il suo appello è il più delle volte, se non rigettato, almeno messo da parte, ignorato, o come si usa dire oggi: “messo in stand-by” in attesa di tempi migliori.

Ci sono persone che hanno “il dono” di svignarsela ogni volta che devono prendere posizione in una faccenda, un parere da dare, una decisione da prendere. Così facendo pensano di preservare la loro indipendenza, di rimanere neutrali, di non compromettersi con nessuno ed essere così accettati da tutti.

A loro difesa invocano la prudenza, la via di mezzo, il non voler urtare nessuno, il non voler imporre le proprie idee agli altri, e così di seguito. Il loro vero obiettivo, però, è di evitare di impegnarsi e di correre dei rischi.

Questo modo di fare, che può sembrare un atteggiamento saggio in molte faccende umane, è invece la peggior follia per quanto riguarda la salvezza eterna. Non decidersi, è proprio correre il rischio maggiore.

Prendere tempo, non decidere mai per paura di dover dire SI o NO a Dio, ci priva proprio della grande possibilità di ottenere il suo incondizionato perdono e la sua grazia.

Questo atteggiamento lo potremmo paragonare a quello di una persona che non sa decidersi se salire oppure no su di un treno, e rimane così in mezzo alle porte, col grave rischio che il treno parta e lui venga trascinato sotto le ruote del treno.

Dio ci chiede di fare una scelta, e di farla subito, oggi stesso, perché nessuno di noi sa quando le porte si chiuderanno e partirà il treno. Chi sarà salito per tempo, raggiungerà il regno di Dio in tutta sicurezza, chi sarà rimasto a terra, sarà catapultato negli inferi, ma anche chi sarà rimasto in mezzo alle porte non avrà sorte migliore, perché sarà trascinato dal treno verso morte certa.

Allora amici, quale sarà la vostra scelta? Per chi prenderete posizione? “Chi non è con me è contro di me” ha detto Gesù. Sappiate che, riguardo alla croce dove morì il Figlio di Dio, non c'è neutralità possibile. Il “né sì, né no”, è in realtà un NO. Perché si stabilisca una relazione profonda e vitale tra Gesù e l'uomo peccatore occorre dire SI all'invito e all'offerta della sua grazia. Non vuoi pronunciare ora il tuo SI a Dio? Prendi oggi stesso la tua decisione definitiva e sali sul treno del Regno dei Cieli; oggi è il giorno giusto per farlo! AMEN