Non c'è perdono contro lo Spirito Santo
Testo: Marco 2:28-29 “In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno».
Gesù è molto categorico e duro quando parla del cd “peccato contro lo Spirito Santo”, perché la negazione dello Spirito Santo è la vera negazione di Dio!
Infatti, Gesù ci dice: "Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Gv: 4-24); ma perché Gesù sottolinea questo aspetto di Dio? Che cosa voleva davvero dire Gesù quando parlava agli ebrei del suo tempo, quelli che fino a quel giorno avevano visto Dio solo attraverso la Torah, ossia la narrazione del loro rapporto con Yahweh, il “dio di guerra” che aveva condotto il popolo ebraico dalla prigionia in Egitto fino alla terra promessa?
Il dio che gli antenati degli israeliti avevano conosciuto non era un “dio spirituale”, bensì un individuo in carne e ossa che aveva parlato e mangiato, prima con Abramo, e poi con Mosè e i settanta anziani d’Israele sul Sinai, quindi, l’idea che gli ebrei del tempo avevano di Dio era tutt’altro che di uno Spirito!
Gesù invece rivela loro un diverso Dio, un Dio padre amorevole creatore di cui lui, rappresenta l’incarnazione, e per questo si definisce “figlio”.
Il dio degli antichi israeliti era un dio di guerra, feroce, spietato, sterminatore che non esitava a distruggere tutti coloro che non ubbidivano ai suoi comandi, ossia alla Legge di Mosè;
il Dio che Gesù rappresenta, e ci fa conoscere, invece è un padre amorevole, creatore, che dona grazia e vita e non esita a sacrificare suo figlio per la nostra liberazione dal potere del male; queste due figure non potrebbero essere più diverse!
Allora chi aveva ragione? Gesù o gli israeliti del suo tempo?
Gli israeliti aspettavano un messia guerriero che avrebbe liberato la terra d’Israele con la forza sconfiggendo, anzi “sterminando” i Romani occupanti come faceva Yahweh quando faceva scendere fuoco dal cielo come su Sodoma e Gomorra, e votava allo sterminio tutti i popoli cananei, mentre arriva Gesù di Nazareth, un predicatore pacifico che dice loro di amare i nemici e perdonare i torti, di “dare a Cesare quello che è di Cesare”, ossia non opporsi ai Romani…
E’ fin troppo evidente che stiamo parlando, o meglio, Gesù parlava di due persone diverse!
Ecco che allora gli israeliti del tempo di Gesù hanno preferito continuare a servire il “loro dio” di guerra e violenza, arrivando a far eliminare il figlio del Dio scomodo, al punto che per farlo si mettono persino in combutta con i Romani, pur di non riconoscere che Gesù fosse il figlio del “vero Dio”, quello che da sempre è stato Spirito e che ricerca una comunione con noi, suoi figli, che sia prima di tutto spirituale e non fatta di gesti e tradizioni simboliche, tanto care al vecchio dio d’Israele perché quello, che forse non era affatto dio, voleva solo esercitare un potere, molto terreno, sugli israeliti.
Certo cari fratelli in Cristo, voi mi direte che quanto vi ho scritto “contrasta” con la narrazione che ogni domenica sentite nelle Chiese circa l’Antico Patto, ma Gesù è venuto proprio per portarci ad un nuovo livello di consapevolezza su Dio; ai tempi di Mosè gli israeliti non avrebbero compreso un dio che era solo Spirito e voleva essere adorato in Spirito e verità, ma noi oggi con Gesù, dobbiamo fare un passo avanti, ed essere consapevoli che Dio è Spirito e che il rinnegare lo Spirito è l’unico vero peccato che l’uomo può compiere, ossia l’unico che non può essere perdonato, né ora né mai perché è il rinnegare il nostro stesso creatore, e quando un uomo rinnega il suo creatore, rinnega il suo stesso essere, la fonte della sua esistenza, e dunque è come se si “autodistruggesse”. Questa è la vera “eutanasia” dell’uomo, poiché essa non distrugge il corpo temporaneo ma la stessa sua anima eterna! AMEN
