Non ho nessuno

Testo: Giovanni 5:1-9

 

Il paralitico di Betesda versava in quelle condizioni da ben trentotto anni, praticamente da una vita, tenuto conto che la vita media all’epoca non era troppo lunga, specialmente per chi aveva seri problemi di salute;

ormai le sue speranze di essere guarito dal suo male si erano quasi esaurite, giacché come lui stesso ammette, da solo non è in grado di scendere nella vasca per sperare d’essere guarito, quindi, ormai era rassegnato a rimanere paralizzato fino alla fine dei suoi giorni.

La solitudine, l’essere soli, è un dramma che purtroppo affligge tanta gente, ora persino più di allora, perché se ai tempi di Gesù chi era solo soffriva principalmente le carenze materiali, oggi che tali carenze sono in qualche modo affievolite dall’assistenza sociale, nondimeno si presenta una solitudine se possibile ancora peggiore, giacché deriva da una società che tende ad emarginare socialmente chi non ha una famiglia alle spalle che si prende cura di lui, in primis gli anziani e poi tutti coloro che per qualsiasi motivo sono stati spinti ai margini della società perché non hanno un lavoro, non hanno una comunità di riferimento e quant’altro necessario per vivere una vita socialmente attiva all’interno del sistema.

In questi casi subentra la rassegnazione, e la solitudine diventa essa stessa fonte di ulteriore disagio. Chi si trova in questa ben triste situazione, e non vede soluzione praticabile, si ritrova come il paralitico di Betesda a dire: “Io non ho nessuno…”, e si lascia progressivamente prendere da una malinconia che si autoalimenta fino a portarlo a perdere ogni speranza, così come il paralitico, che giaceva nell’amara convinzione che sarebbe dovuto rimanere sempre da solo.

Ma proprio in quel momento di massima rassegnazione (e dopo trentotto anni di inutile attesa che le cose cambiassero ne aveva motivo), ecco che qualcosa si nuovo, di inaspettato, accade nella sua vita: un uomo si avvicina a lui e gli chiede: “Vuoi guarire?”.

Quell’uomo era il Signore Gesù, colui che è venuto al mondo per cambiare la vita a tutti gli uomini e le donne che ripongono la loro fiducia in Lui al di là di ogni ragione umana;

colui che infrange il muro della solitudine in ogni sua causa e forma.

Gesù cambia la vita di quest’uomo con la sua Parola: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”!

La stessa Parola che Gesù rivolge a ciascuno di noi, a tutti coloro che “non hanno nessuno” e che per questo si sono rassegnati ad una vita di triste solitudine;

la Parola di Gesù cambia la vita di chi nella disperazione della solitudine si rivolge a lui in preghiera e riceve la tanto attesa risposta liberatrice.

Oggi, come ieri, Gesù viene da noi con lo stesso scopo: liberarci dalla solitudine che questo mondo dominato dal suo malvagio principe ci vuole costringere.

Invochiamo il Suo nome perché ci illumini con la Sua Parola e scaldi il nostro cuore con la Sua presenza ogniqualvolta la solitudine ci circonda.

Chiediamogli con fiducia di addolcire il nostro carattere e starci vicino sempre e non solo quando siamo nella prova e nella malattia.

Noi abbiamo sempre Qualcuno!

Gesù vuole essere per noi il Parente più stretto, l’Amico più grande, il Consolatore più prezioso.

E così anche noi saremo in grado di far compagnia a chi è veramente solo. AMEN