Non posso scendere
E' possibile ascoltare la meditazione direttamente da questo link:
Testo: Neemia 6:1-9
Il libro di Neemia ci narra del rientro degli ebrei dopo i settant’anni di deportazione e prigionia a Babilonia; durante questo periodo, nell’ormai ex regno di Giuda non erano rimasti che pochi membri del Popolo Eletto e per giunta appartenenti alle classi sociali più basse, poiché i Babilonesi, che avevano invaso il paese, deportarono tutta quella popolazione che avrebbero potuto creare dei disordini o delle ribellioni, quelli che noi oggi chiameremmo l’intellighenzia.
Stando così le cose è naturale che durante quei settant’anni, il paese, e in particolar modo le difese delle città, fossero state trascurate, perché l’occupante straniero aveva tutto l’interesse a che nessuno della popolazione locale potesse più opporsi al dominio Babilonese.
Ora però il Signore, dopo aver “punito a sufficienza” il suo popolo disubbidiente, decise che per loro era ora di ritornare alla terra dei loro padri, e questo lo mandò ad effetto per opera dei Persiani, che occuparono e schiacciarono a loro volta i Babilonesi.
Neemia, che era tra coloro che ritornarono nella terra di Giuda, si trovò di fronte un paese che abbisognava di molte opere di ristrutturazione, prime fra tutte le mura di Gerusalemme, abbattute dai Babilonesi, andavano ora ricostruite.
Ricostruire le mura della capitale non era soltanto un lavoro necessario ai fini difensivi, ma aveva anche un preciso significato, poiché le mura ricostruite equivalevano a dire che il Regno di Giuda era stato ricostituito per volontà di Dio!
Però, non appena Neemia cominciò la sua opera, incontrò subito l’opposizione dei capi degli altri popoli che nel frattempo avevano occupato la terra in assenza degli ebrei, e quindi questi altri occupanti cercarono di impedire che Neemia portasse a compimento l’opera di ricostruzione delle mura, ossia cercarono di impedire a che gli ebrei tornassero in possesso della loro terra e del loro stesso paese.
Ora, mentre erano in corso i lavori di ricostruzione delle mura sotto la supervisione di Neemia, il servo di Dio, cui era stata affidata questa importante missione, allo stesso Neemia venne rivolto l’invito di trovarsi in un villaggio della valle di Ono.
Era un invito che proveniva dai capi del popolo che si era insediato nel territorio in assenza degli ebrei, che avendo notato come le mura ormai fossero state ripristinate: “…che non c'era più rimasta nessuna breccia”, anche se non erano ancora state montate le porte, prima che il lavoro fosse completato del tutto, invitano Neemia con l’apparente intenzione di discutere e trattare con lui: “Vieni, e troviamoci assieme in uno dei villaggi della valle di Ono”, il cui vero scopo però era piuttosto quello di fare del male a Neemia per impedire che portasse a termine il suo lavoro per il Signore.
Neemia è ben consapevole che il loro invito è in realtà una trappola, così manda a dire loro: “Non posso scendere" perché stava facendo “un gran lavoro”.
Neemia sventa così il pericolo, proprio grazie alla fedeltà al Signore.
Abbandonare il lavoro, ossia abbandonare la missione che il Signore ci affida per fare dell’altro, per dedicarci alle attività del mondo, a volte può anche sembrarci la soluzione migliore, quella più urgente, giacché noi viviamo nel mondo a contatto con una realtà che molto spesso ci propone delle accattivanti alternative a quella propostaci dal Signore.
Queste alternative però non sono mai la scelta giusta, proprio perché il più delle volte nascondono altrettanto “trappole” che il principe del mondo e i suoi servi presentano ai credenti per farli deviare dal servire il Signore con tutto il cuore.
Interrompere il lavoro che stiamo compiendo per il Signore per dedicarci ad altro, non solo è sbagliato ma spesse volte è anche pericoloso; quindi, al pari di Neemia che rispose “non posso scendere”, noi siamo tutti invitati a dire che non possiamo trasgredire il compito che il Signore ci ha affidato per fare dell’altro: qualunque sia la missione che ci ha affidato il Signore noi dobbiamo condurla a termine, dimostrando in tal modo la nostra fedeltà al suo servizio, così come ci esorta a fare anche Gesù: “Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio” (Luca 9:62). Quindi cari fratelli in Cristo tutti noi dobbiamo avere quella saggezza che ci permetta di discernere le trappole dell’avversario, e quando le incontriamo dobbiamo saper rispondere: “Non posso scendere!” AMEN
