Paradossi divini

Testi: 2 Corinzi 4: 1-11

Nella lettera di Paolo proposta oggi emerge lo sconforto, se non anche il dolore, dell’Apostolo per le ingiustizie, gli attacchi, le difficoltà che lui incontrava ogni giorno sul suo cammino di annunciatore della Parola, in un mondo che era dominato dall’avversario di Dio.

Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo…”; così si sfoga Paolo di fronte alle delusioni patite e alle incomprensioni di coloro che rifiutavano di accettare l’annuncio del Vangelo, perché convinti, così facendo, di fare la cosa giusta, di fare bene, di assicurarsi un futuro migliore, che non convertendosi a questa nuova religione che, alla luce della società di allora, appariva quanto mai strana, se non anche un po' folle, essendo il suo ispiratore morto in croce.

Paolo però, non per questo si perde d’animo, e avendo riposto in Cristo tutta la sua fede, dichiara con fermezza: “abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità, raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio”.

Nei momenti di debolezza, di sconforto e disperazione, è facile cedere a dei compromessi, ed è proprio in questi momenti che viene la tentazione di “accomodare le cose” (gli intrighi vergognosi e le falsificazioni) per rendere il proprio cammino più agevole.

Paolo però non cede a questi sotterfugi, non è disposto ad annacquare l’Evangelo, ossia ad “accomodarlo” per renderlo più accettabile al gusto del tempo, e preferisce raccomandarsi alla coscienza di ogni uomo, credente, davanti a Dio, piuttosto che tradire il mandato che ha ricevuto da Cristo.

Certo Paolo era Paolo, potremmo dire noi oggi; lui era l’Apostolo cui il Signore aveva affidato la diffusione dell’Evangelo, o meglio, quello che potremmo chiamare il contenuto teologico dell’Evangelo, e quindi aveva un “rapporto speciale” col Signore, che tra le altre cose gli era pure apparso sulla via di Damasco… noi invece siamo dei semplici credenti di molti anni dopo; altri tempi altre situazioni insomma!

Cari fratelli in Cristo, non è così! Noi non viviamo in tempi tanto diversi da quelli di Paolo, credetemi! Anzi se ci riflettiamo un po', ci accorgiamo che i nostri tempi e quelli di Paolo sono in verità molto simili, perché chi dominava il mondo allora “il dio di questo mondo” è ancora qui oggi con lo stesso potere e gli stessi obiettivi di allora, ossia “…accecare le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo…”.

Quello che vediamo attorno a noi ogni giorno, per un credente non può che essere fonte di sconforto e dolore perché ingiustizie, attacchi e difficoltà, abbondano sulla strada di ogni uomo che non si vuole piegare alla dottrina di questo mondo, sia essa economica, politica, sociale o religiosa. Se ai tempi di Paolo il potere del dio di questo mondo era rappresentato da un impero pagano che dominava ed opprimeva con evidente brutalità gli uomini, oggi il potere del dio di questo mondo è ben rappresentato da un potere globale che controlla e condiziona il mondo attraverso l’economia e la finanza, che decide chi deve vivere negli agi (una piccola minoranza) e chi deve invece essere schiavo e lavorare per poco o nulla (la maggioranza degli abitanti del mondo), che decide chi può vivere comodamente a casa propria e chi invece deve emigrare in altri paesi, che stabilisce quale siano i modelli giusti da seguire e quali invece debbano essere rigettati e combattuti, che decide quali informazioni debbano essere date e quali invece debbano essere taciute… e potrei continuare, ma come potete ben capire, oggi chi non si vuole conformare ai modelli dominanti si trova davanti le stesse difficoltà che trovò Paolo.

Allora quali soluzioni adottare? Quella più semplice e gradita è adeguarsi a quanto ci chiede il mondo, ossia accettare di modificare l’Evangelo per adattarlo ai tempi moderni, e purtroppo anche molti credenti, teologi e chiese, lo stanno facendo, e non vado oltre in questo, ma dico soltanto che se Paolo non accettò a suo tempo “gli intrighi vergognosi e la falsificazione della parola di Dio”, non dovremmo farlo nemmeno noi credenti del XXI°, soltanto per essere accettati dal dio di questo mondo, ossia conformarsi ad esso, ma anche qui l’unica risposta possibile per un credente è quella data da Paolo: “raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio”.

Ancora una volta allora siamo posti davanti alla pazzia della croce, e non c’è ragione umana che possa spiegarla, perché la croce di Cristo non potrà mai essere compresa attraverso il pensiero razionale, né tantomeno convivere agevolmente con le regole di un mondo dove il suo dio è in aperto contrasto con il messaggio dell’Evangelo. Infatti, il messaggio divino, alla luce della ragione umana, è un autentico paradosso, e la Bibbia ne contiene molti di questi apparenti paradossi:

beati i poveri... i mansueti, quelli che sono perseguitati a causa di Gesù (Matteo 5:3-11);

se alcuno vuol essere il primo, dovrà essere l'ultimo di tutti e il servitore di tutti (Marco 9:35);

il credente trova il riposo portando il giogo del Signore (Matteo 11:28-30);

egli gode della libertà quando diventa servo di Cristo (Romani 6:17);

possiede tutto nel cielo, ma non ha niente di definitivo sulla terra (2 Corinzi 6:10);

è come contristato, eppure sempre allegro;

povero, eppure arricchente molti;

come non avendo nulla, eppure possedente ogni cosa;

è forte quando realizza la sua debolezza (2 Corinzi 6:10, 12:10).

Così Paolo ci fa capire che il messaggio divino non deve servire a noi per il nostro interesse ma soltanto per la gloria del Signore; esso è davvero un autentico tesoro, perché ci permette di ricevere la salvezza eterna, ma: “noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi”, però allo stesso tempo ci rassicura, dicendoci che il Signore è sempre con noi al nostro fianco nel compimento della missione che Lui ci ha affidato, così che per quanto possiamo essere preda di tribolazioni, persecuzioni, percosse di ogni tipo, il nemico di Dio non potrà mai avere la meglio, ossia l’ultima parola, sui servi del Signore: “infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale”.

Questa certezza è ciò che consentì a Paolo di continuare e portare a termine la sua missione di Evangelizzazione tra i pagani, e la stessa certezza ha sostenuto nel corso dei secoli gli altri credenti che si sono succeduti nel compimento della missione di Dio.

Allora cari fratelli in Cristo, anche noi possiamo affidarci con fiducia nella mani del Signore ogni giorno della nostra vita, perché la Parola di Dio è eterna, non viene meno col tempo, e soprattutto non muta, quindi non dobbiamo mai disperare o perdere coraggio anche nei momenti più bui, quando gli attacchi del dio di questo mondo sembrano avere la meglio su tutto e tutti, perché la mano del Signore è dietro di noi, quando noi abbiamo piena fiducia in Lui e mettiamo la nostra vita nelle sue amorevoli mani. AMEN