Qual'è la tua spina?

Testo: 2 Corinzi 12:1-10

 

La vita umana non è mai una passeggiata, una strada soltanto in discesa, sulla quale non si incontra mai ostacoli; la nostra vita è piuttosto un “percorso formativo”, una palestra d’allenamento che ci deve preparare alla vita futura col Signore.

L’Apostolo Paolo usa spesso esempi riferiti al mondo dello sport, e quindi se dovessi fare un parallelo tra la nostra vita quaggiù e lo sport, direi senza dubbio che la nostra vita è come il periodo che un atleta professionista passa per prepararsi alla gara o alle gare fondamentali della sua attività; gli olimpionici si allenano duramente per quattro anni soltanto per affrontare una gara che il più delle volte dura sole poche ore o pochi minuti durante il giorno della finale olimpica, quindi molto impegno, sudore, fatica, persino sofferenze, e il tutto finalizzato ad un unico momento di possibile gloria, in caso di ottenimento della agognata medaglia

Allo stesso modo la vita di un cristiano deve essere finalizzata al raggiungimento della preparazione necessaria per vincere la gara finale, ossia l’ingresso nel Regno di Dio!

Infatti, soltanto coloro che ne saranno stati giudicati degni, entreranno nel regno di Dio, ossia coloro la cui preparazione sarà stata adeguata.

Ma allora cosa c’entra questo con “la spina della carne” di Paolo?”

Purtroppo, o per fortuna, c’entra eccome! Perché l’uomo istintivamente ricerca sempre la via più facile alla vittoria, e ogni qual volta è possibile, cerca di evitare la fatica e il dolore che invece ne sono i presupposti fondamentali; se questo comportamento in un primo momento può sembrare la cosa migliore ai nostri occhi, in verità equivale a diminuire o persino annullare la nostra preparazione, con la conseguenza che giungeremo alla gara non sufficientemente preparati.

Ecco che allora il Signore, ben consapevole di questo, ci sottopone a prove, a volte più dure, per fa sì che noi non perdiamo la concentrazione sui nostri allenamenti, proprio quando, paghi dei risultati parziali ottenuti, saremmo tentati di rallentare gli allenamenti o addirittura di tralasciarli.

Sicuramente Paolo era stato benedetto grandemente da Dio e davanti agli uomini credenti godeva di grande prestigio e autorità, ma proprio per questo il Signore non voleva che lui cadesse nella tentazione di Satana di farsi distrarre in questo compiacimento.

Non sappiamo quale sia stata veramente la sua spina nella carne, e tuttavia lui ce ne parla in questa sua lettera, non per accusare il Signore di non averla tolta, benché nella sua umanità avesse pregato proprio per questo, bensì per ringraziarlo di averla lasciata, affinché non si insuperbisse, arrivando a confessare apertamente ciò che il Signore stesso gli ha risposto a fronte delle sue preghiere di guarigione: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza”.

Qual è la nostra spina nella carne?

Ognuno di noi ha certamente la sua, per la quale ha chiesto al Signore liberazione o guarigione a seconda della natura della stessa, ma forse fino ad oggi il Signore non ci ha riposto a tal proposito, e forse ci siamo anche chiesti il perché? Forse siamo stati portati a dubitare del Signore, forse persino lo abbiamo accusato di non volerci ascoltare.

Non abbiamo compreso invece che, se il Signore ci ha lasciato la nostra spina è proprio per il nostro bene, affinché non ci rendiamo superbi ma continuiamo ad allenarci adeguatamente per il regno celeste.

Le spine che il Signore permette, attraverso le quali il maligno ci mette alla prova, infatti, non sono per il male ma per il  nostro bene, e quasi sempre non sono tali da impedirci di proseguire la nostra missione cui il Signore ci ha destinati, quindi dovremmo anche noi consapevolmente metterci nelle mani del Signore affinché continui ad allenarci nella nostra preparazione, aiutandoci a convivere con la spina, piuttosto che non a volercene liberare a tutti i costi!

Cari fratelli in Cristo, non dobbiamo mai dimenticare che quella dolorosa infermità che a volte ci fa rigirare nel letto, senza poter conciliare il sonno, può essere proprio la meravigliosa opportunità per essere "consigliati" dal Signore (Salmo 16:7).

Parlando con Dio, infatti, potremo uscire da questi incontri notturni disciplinati, alleviati e fortificati dai consigli del nostro allenatore celeste!

Quella limitazione fisica o circostanziale può diventare lo strumento per evitare pensieri o progetti pericolosi, può prevenire dal farci commettere gesti autodistruttivi.

La nostra spina nella carne, se sappiamo affrontarla con il giusto atteggiamento spirituale, può risultare il canale per far affiorare quelle verità sopra di noi che il rumore e la voragine della vita quotidiana mantengono lontani dalla nostra vista.

Allora impareremo come fece l’Apostolo Paolo che ciò che ritenevamo un handicap si rivelerà di fatto un potente ausilio per la nostra preparazione in vista della vittoria finale e potremo come lui dire: “…mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché quando sono debole, allora sono forte” AMEN