Servire il Signore con tutto il cuore
Testo: 1 Samuele 15:17-23
Il testo proposto oggi vede Samuele, l’ultimo dei Giudici, che riprende Saul, il primo re d’Israele, per un qualcosa di sbagliato che lui ha fatto; qualcosa che a prima vista potrebbe sembrare di secondaria importanza, poiché si parla del modo in cui, dopo una battaglia vinta da Israele contro uno dei tanti popoli della Palestina, gli Amalechiti, è avvenuta la spartizione del bottino di guerra, cosa normale dopo ogni vittoria.
In verità in questo brano è contenuto l’essenza dell’ubbidienza a Dio che è richiesta a un credente: che tipo di ubbidienza, ossia di devozione, ci chiede a noi il Signore?
Vediamo che Saul, con l’aiuto di Dio, ha ottenuto una schiacciante vittoria contro un nemico d’Israele, e in questo apparentemente, secondo la sua logica, quella umana, ha ubbidito a Dio che gli aveva ordinato: “Va', vota allo sterminio quei peccatori degli Amalechiti, e fa' loro guerra finché siano sterminati”.
Samuele però, che parla per conto del Signore, non la pensa così, infatti lo rimprovera dicendo: “Perché dunque non hai ubbidito alla voce del Signore? Perché ti sei gettato sul bottino e hai fatto ciò che è male agli occhi del Signore?”
Saul rimane confuso e per giustificarsi reagisce dicendo: “Ma io ho ubbidito alla voce del Signore, ho compiuto la missione che il SIGNORE mi aveva affidata, … ho votato allo sterminio gli Amalechiti” e a sua difesa aggiunge: “…il popolo ha preso, fra il bottino, delle pecore e dei buoi come primizie di ciò che doveva essere sterminato, per farne dei sacrifici al Signore, al tuo Dio…”.
La logica umana, infatti, porta Saul a ritenere più giusto usare il bestiame degli Amaleciti per un sacrifico al Signore, anziché distruggerlo e basta, benché il Signore gli avesse invece chiesto di annientare tutto ciò che apparteneva al nemico, affinché nulla sopravvivesse di questo popolo pagano per il quale il Signore aveva avversione.
Questo suo agire dimostra una mancanza di ubbidienza nei confronti del Signore che è ben più grande di un ipotetico sacrificio di bestiame, benché a quei tempi gli olocausti di animali fossero tra i doveri del popolo di Israele, e questo perché l’ubbidienza a Dio viene prima di tutto il resto.
Samuele per questo lo rimprovera aspramente dicendo: “Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'ubbidire alla sua voce? No, l'ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni; infatti la ribellione è come il peccato della divinazione, e l'ostinatezza è come l'adorazione degli idoli e degli dèi domestici…”.
Ora cari fratelli in Cristo, noi oggi non offriamo più sacrifici di animali, ma siamo ancora e più di allora chiamati ad ubbidire a Dio, ad osservare la sua Parola, senza pretendere di giudicarla, emendarla, o, come taluni che dicono di fare la volontà di Dio, aggiornarla per renderla “più attuale”!
Non è raro sentire discorsi che provengono dalla bocca di moderni teologi o religiosi cd “liberali e progressisti” che mettono in dubbio la Scrittura perché, secondo loro, essa non è la Parola di Dio e non è nemmeno frutto della rivelazione divina, bensì è una elaborazione umana, oppure affermando che ormai certe parti della Scrittura sono datate e devono essere riviste per adattarle ai tempi moderni.
Il nocciolo è che, molto spesso, questa “revisione della Scrittura” li porta ad affermare il contrario di ciò che è prescritto nella Bibbia, e allora ci dobbiamo chiedere: non fece lo stesso Saul che pensò fosse più giusto risparmiare il bestiame degli Amaleciti per offrirli poi in olocausto al Signore?
Il Signore invece ci dice che l’ubbidire alla sua Parola, per quanto possa sembrarci assurda, superata, fuori dalla logica (umana) vale più di ogni altra azione che noi possiamo compiere, sia pure motivata da un fine buono (nelle nostre intenzioni).
Ubbidire a Dio è un segno di fede e una dimostrazione di fedeltà verso il nostro Signore, e quindi è da lui apprezzato più di ogni altra opera o sacrificio che noi possiamo compiere.
Per questo motivo Samuele, di fronte al peccato di Saul, è ancora più perentorio e gli risponde senza mezzi termini: “Poiché tu hai rigettato la parola del Signore, anch'egli ti rigetta come re”; infatti, Saul per la sua disubbidienza perse la corona a favore di Davide, ma noi per le nostre disubbidienze verso la volontà di Dio perderemo ben di più di una corona umana, ossia perderemo la corona eterna della gloria con il Signore, e quindi dobbiamo pensare molto bene prima di disubbidire (mettere in dubbio) la Parola di Dio.
Il mondo con la sua logica può facilmente portare fuori strada i credenti che non hanno salde radici nella fede; in nostro aiuto però interviene lo Spirito di Dio che attraverso una lettura attenta e bendisposta della sua Parola, ci preserva da queste pericolose deviazioni che portarono alla condanna di Saul. Tutto ciò è possibile quando noi manteniamo una forte comunione col Signore; infatti è necessario che noi coltiviamo una comunione personale e intima con Dio. Noi da soli non possiamo fare nulla, e ciò che compiremo per Lui con le nostre mani e con la nostra intelligenza, non avrà alcun valore. Se ciò che ci muove nel nostro agire non è l'amore per il Signore, le nostre opere non avranno successo, così come tutto ciò che avremo edificato senza averlo fondato sul volere del Signore finirà col crollare. Ciò che il Signore si aspetta da noi, non dimentichiamolo mai, non sono delle opere spettacolari, o un fervore religioso, bensì l'omaggio di una sincera e sentita obbedienza al suo volere. AMEN
