Teologia Cattolica v/ Teologia Riformata

La Chiesa Cattolica Romana (CCR) ha avuto duemila anni di tempo per elaborare la propria teologia, che va ben oltre il semplice “dettato biblico”; infatti, accanto alla Bibbia, la CCR ha aggiunto tra le sue fonti la “Tradizione della Chiesa” (e in un tempo successivo anche il Magistero).

Lo scopo primario della teologia della CCR non è quello di diffondere la verità dell'Evangelo, così come contenuto nella Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento), bensì di affermare e mantenere lo status e l'autorità della CCR (leggasi: potere temporale), ossia della gerarchia ecclesiastica, poiché di fatto la CCR si identifica con la sua gerarchia (papa, cardinali, vescovi, prelati, etc.) piuttosto che con l'insieme dei credenti, come avviene invece per le Chiese Riformate (CR).

La cd. “Tradizione della Chiesa” nel corso dei secoli ha modificato profondamente l’interpretazione della Scrittura (significato), per piegarlo ad una teologia (quella cattolica appunto) fatta a suo uso e consumo. Alcuni precetti (insegnamenti) della Bibbia sono stati tolti (disapplicati o ignorati), altri non biblici, sono stati aggiunti, ad altri sono state attribuite valenze estensive, e ad altri ancora, valenze riduttive, rispetto alla formulazione biblica.

A titolo di esempio:

per il primo caso possiamo osservare come nella teologia cattolica romana sia sparito del tutto il Secondo dei Dieci Comandamenti (il divieto di riprodurre immagini di Dio), giustificato dal fatto che in passato il diffuso analfabetismo rendeva necessario una rappresentazione visiva della Bibbia (come se ai tempi di Mosè nel deserto, e poi nell’antico Regno d’Israele, gli ebrei fossero stati tutti dei "letterati" e quindi non avessero bisogno di avere rappresentazioni visive di Dio!);

per il secondo caso, possiamo vedere come sia stato introdotto il culto di Maria in qualità di “madre di dio”, cosa che ovviamente non trova fondamento alcuno nella Bibbia, dove Maria rimane una donna come le altre, e nessuna qualità divina le viene attribuita dagli autori dei Vangeli. La CCR in questo caso gioca sul fatto che essendo Maria madre di Gesù, ed essendo Gesù Dio, diventa giocoforza anche “madre di dio”, (affermazione del tipo: gli uomini hanno due gambe, gli uccelli hanno anche loro due gambe, allora anche gli uccelli sono uomini; sic!) dimenticando però, che Maria era soltanto la “madre umana” di Gesù (il figlio dell’Uomo) ... La vera ragione di questa “divinizzazione” di Maria va ricercata piuttosto nella necessità di accogliere nel primo cristianesimo missionario (conversione dei popoli pagani), quei popoli nei cui culti veneravano divinità femminili, che evidentemente il cristianesimo non aveva;

un'estensione arbitraria del contenuto della scrittura riguarda il potere di rimettere i peccati che Gesù diede agli Apostoli, che doveva solo significare che essi avevano capacità di discernimento quando essi predicavano il Vangelo, ma che la CCR ha trasformato in un potere delegato da Dio agli uomini, di cui poi la CCR ha fatto un vero e proprio mercato (vendita delle indulgenze), pratica fermamente denunciata da Martin Lutero;

una riduzione della portata biblica invece, la possiamo individuare nell'entità del “servizio” cui sono chiamati i discepoli di Gesù, che non sono certo stati nominati “rappresentanti di Dio sulla terra” ma soltanto invitati ad essere suoi testimoni (testimoni dell'Evangelo). È ben difficile credere che il papa, che tra gli altri si fregia anche del titolo di “servo dei servi di dio”, possa essere visto e trattato come un umile servo, quando si presenta come il “vicario di Cristo”, il capo supremo della CCR, ...e anche un capo di stato, (con buona pace di papa Francesco che se anche vuol dare di sé un’immagine popolare, mantiene alle sue spalle un enorme apparato di potere terreno che ben poco ha con l’umiltà cristiana)!

La diversa teologia della CCR rispetto alle CR si ripercuote sulla vita e sulla fede dei rispettivi credenti.

Le CR hanno adottato un'etica legata alla responsabilità dell'individuo, dove il giudizio è prima di tutto quello di Dio, che indaga la coscienza di ogni credente: il credente è solo davanti al Signore, la sua è sempre una responsabilità individuale. Potremmo dire che il credente è investito di una “responsabilità nella libertà”, della quale l'Apostolo Paolo ammoniva di non abusare “...non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne...”, ma che rimane pur sempre una libertà assoluta, non filtrata, né mediata, da organismi ecclesiastici intermedi, (sacerdoti) in quanto ogni credente è egli stesso “sacerdote” secondo il principio del “sacerdozio universale”.

Tutto l'opposto avviene nel cattolicesimo romano, dove il credente non è mai solo davanti a Dio, ma ogni suo rapporto col divino è mediato e filtrato dalla CCR attraverso i suoi “sacerdoti”, che sono gli unici ad avere il potere d'interpretare la Parola, e quindi la volontà di Dio (ossia quella della CCR) e di assolvere i fedeli dalle loro colpe.

Nel cattolicesimo romano, infatti, la Chiesa si è sostituita al giudizio di Dio (chiesa vicaria) in tutte le questioni che attengono la fede del credente. La responsabilità individuale esiste anche per i cattolici, però ciò che più conta per la salvezza sono le cd. “opere”, e queste sono valutate come “meritorie” dalla CCR, ...e anche se, alla fine, qualche cattolico non ce la fa ad operare bene (da solo) durante la sua vita, non sarà soltanto il perdono e l'amore di Dio (la grazia) a salvarlo, perché un cattolico avrà sempre i cd. “santi in paradiso cui votarsi” che con le loro sante opere intercederanno per lui!

La teologia cattolica esercita uno stretto controllo sul rapporto Uomo-Dio; rapporto che è “filtrato e vagliato” con cura dalla CCR. Ai cd. “cattolici laici”, ossia ai credenti che non hanno preso alcun tipo di voto, e non sono entrati a far parte della gerarchia ecclesiastica, di fatto sono precluse molte delle strade che potrebbero portare a mettere in discussione l'autorità e il potere della CCR (intesa sempre come gerarchia ecclesiastica).

La teologia cattolica in pratica indirizza i propri fedeli laici soltanto verso l'etica della carità cristiana; questa si sposa molto bene con l'etica delle opere, ed è facilmente gestibile dalla CCR, ma soprattutto, chi si dedica alla carità cristiana, cioè ad aiutare materialmente il prossimo, più difficilmente si mette a riflettere e disquisire su questioni di tipo teologico/dottrinale e spirituale in genere.

Nella CCR c'è di fatto una netta separazione tra corpo pensante (la gerarchia ecclesiastica) e il corpo operante (laici, diaconi e fedeli in generale). Soltanto i primi hanno le capacità/facoltà di interpretare correttamente le scritture e quindi di applicarle nella vita della Chiesa e dei fedeli;

i secondi, non avendo tali capacità, si devono affidare con fiducia agli insegnamenti dei primi, senza mai metterli in discussione.

Questo comporta che i credenti della CCR siano impegnati:

sulla diaconia caritatevole, piuttosto che non sullo studio della teologia;

sull'osservanza delle forme esteriori e della tradizione ecclesiastica (pietà popolare), piuttosto che non sulla ricerca di una profonda e intima comprensione di Dio;

sull'ubbidienza alla gerarchia ecclesiastica, fino ad una vera e propria venerazione delle massime autorità della stessa (papa) o di figure significative (i cd. “santi”), piuttosto di una ricerca personale della verità attraverso una seria e profonda lettura della Bibbia e di una sincera sottomissione alla volontà di Dio, a cui solo si dovrebbe invece rendere culto, e da cui solo può arrivare l'aiuto.