Un invito per tutti

Testo: Apocalisse 3:14:30

 

Cari fratelli in Cristo, chi di voi lavora o ha lavorato in qualche ufficio, pubblico o privato che sia, stando a contatto con i colleghi, avrà certamente avuto la sensazione che alcuni di loro invece di concentrarsi nel fare bene il proprio lavoro in favore dell'azienda stessa, ovvero mettendo al primo posto il fare bene ciò che il direttore o l'amministratore dell'azienda chiedeva, erano piuttosto concentrati nel mettere loro stessi in buona luce e per contro mettere in ombra i colleghi, percepiti come potenziali rivali nella carriera.

Questo atteggiamento, molto umano, purtroppo non si riscontra soltanto nel lavoro, ma spesso lo possiamo incontrare anche nelle chiese, a tutti i livelli, luoghi ed epoche.

Se Gesù Cristo fu aspramente criticato e poi rifiutato dai capi religiosi ebraici della sua epoca, temendo che la sua predicazione innovativa potesse in qualche modo "scalzarli" dai posti di potere che Scribi, Farisei e Sacerdoti si erano ritagliati nella struttura religiosa del tempo, nondimeno la stessa cosa è accaduta anche nelle prime comunità Cristiane.

L'Apostolo Giovanni nella sua lettera alla Chiesa di Laodicea scrive: "Tu dici: 'Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!' Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo". Parla della povertà spirituale che arriva quando una chiesa o una comunità religiosa non è più aperta all'accoglienza ma si chiude in sé stessa per timore che qualcuno entrandovi possa "portare via qualcosa" anziché arricchirla.

Chi è alla guida (umana) di una chiesa, se non è a sua volta guidata dallo Spirito di Dio, ossia non sta lavorando per la gloria di Dio, ma soltanto per la sua personale gloria, ha timore che qualcun altro possa scalzarlo dal suo "potere" e quindi chiude e rigetta qualsiasi possibile interferenza esterna che percepisce come una minaccia alla sua posizione.

Il Signore invece non fa differenza, non chiude, non esclude nessuno di coloro che si avvicinano a lui; lui è come l'amministratore dell'azienda, come il direttore dell'ufficio: il suo interesse è che tutto funzioni come è stato stabilito da Dio.

Il Signore, quindi, accoglie tutti coloro che bussano alla sua porta, anzi è lui stesso che ci chiama e vuole entrare nel nostro cuore: "Ecco, io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco".

La realtà della società moderna mostra molte persone abbandonate ed emarginate a causa della povertà, del livello d’istruzione, dell'avverso contesto sociale. Ora la Parola di Dio, la Bibbia, afferma che Dio non fa differenza tra le persone, Lui rivolge il suo invito a tutta l’umanità e nessuno è escluso dal suo amore.

Coloro che il mondo disprezza e marginalizza, sono proprio quelli a cui Gesù si rivolge per chiamarli a sé, così com'è scritto: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati”. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Marco 2:17).

Quest’opera redentrice di Cristo va contro le regole e le tradizioni religiose che troppo spesso tendono ad escludere piuttosto che ad accogliere.

Gesù, infatti, sedeva a tavola con i peccatori, cosa che scandalizzava i religiosi dell’epoca... ancora oggi l’opera di Gesù e dello Spirito Santo tramite i suoi seguaci, scandalizza molti.

Dio sta bussando alla “porta” di cuori disposti, ad accettare il suo invito, e che non si lasciano intimorire dal giudizio delle persone.

Cari fratelli in Cristo, impariamo ad accogliere coloro che il Signore ci manda; accogliamoli come fratelli e sorelle, qualunque sia la loro condizione, sia che essi si presentano con doni sia che si presentino con le mani vuote, nessuno deve essere respinto a causa del suo stato, poiché l'invito del Signore è rivolto a tutti. AMEN