Veramente viviamo per fede?
Testo: Luca 18:1-8
La parabola della vedova e del giudice è ben nota; in essa Gesù ci esorta a non stancarci mai di pregare perché l’insistenza con cui noi ci rivolgiamo a Dio nel chiedere qualcosa è senza dubbio la dimostrazione della nostra fede in Lui.
Anche se la vedova è presentata come una persona insistente, al limite della molestia, alla fine riesce ad ottenere proprio quello che vuole, perché prende il giudice “per sfinimento”, e quindi le sue preghiere vanno a buon fine.
Certo l’idea di prendere Dio per sfinimento può farci sorridere, ma proprio perché Dio ci ama e non è insensibile alle nostre richieste, di fronte alle nostre “insistenti preghiere” alla fine ci risponderà trovando la soluzione giusta per noi, che magari non sarà esattamente quella da noi richiesta, ma che comunque potrà egualmente soddisfarci.
Acquisito questo però, Gesù termina la sua parabola con una considerazione che non è affatto secondaria rispetto alla parabola stessa, ma che anzi preannuncia una situazione futura molto grave, poiché si chiede, e ci chiede: “Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”.
La fede, quella della vedova, ma in realtà quella di tutti noi, è il fondamento indispensabile per ottenere qualcosa da Dio, e soprattutto per sperare di raggiungere un giorno la salvezza celeste, poiché la fede è tutto, ossia la fiducia riposta nell’Eterno è il caposaldo del Patto che Dio ha stabilito nei confronti dell’umanità. In almeno quattro occasioni la Parola di Dio usa l’espressione “il giusto vivrà per fede”; essa è riferita ai credenti che hanno conosciuto Dio e vivono per la Sua gloria.
Abramo è dichiarato giusto in virtù della sua fede nell’Eterno, e qui siamo ai fondamenti del Patto tra Dio e l’uomo perché, ai tempi antichi il Dio Unico era costantemente sfidato dalle (false) divinità adorate e servite dagli altri popoli, e quindi la fede di Abramo nel Dio Unico, poi Dio d’Israele e quindi di tutti noi (Cristiani) gli fu riconosciuta come giustizia, rispetto all’errore commesso da chi non credeva nel Dio Unico.
Il credente è poi giustificato solo per fede nel Dio Unico (e quindi in Gesù Cristo figlio di Dio) e non perché sia giusto in sé e per sé, ma sempre e solo giustificato a cagione della sua fede nel Signore.
Ancora la Scrittura afferma che senza fede è impossibile piacere a Dio e che la fede viene dall’udire la Parola di Cristo. Da questo possiamo concludere che la fede è una componente indispensabile per chi desidera conoscere Dio, e vuole gustare ogni sua benedizione.
Avere fede in Dio quindi, ossia riporre in Lui ogni nostra speranza, certezza, nonché la nostra stessa vita, servendolo secondo le indicazioni che Lui stesso ci dà di volta in volta attraverso lo Spirito Santo, il quale ci fa comprendere il Suo volere vivificando la Scrittura e toccando il nostro cuore quando ci rivolgiamo a Lui in preghiera, sono i modi corretti di interagire con Dio e quindi di servirlo come a Lui piace.
Tutto questo però ha origine dal primo passo che compiamo verso di Lui, ossia avere fede in Lui a prescindere da ciò che verrà dopo.
Come credenti noi siamo dunque chiamati a vivere il nostro rapporto di comunione con Dio per fede, riposta nella Persona, nell’Opera di Cristo e nella Parola di Dio.
Ognuno di noi deve sempre domandarsi con onestà e sincerità se ha fede in Dio per quello che Lui è, se la sua fiducia in Lui rimane inalterata anche nelle difficoltà che incontra nel corso della sua esistenza.
Ora cari fratelli in Cristo, la fede ci fa credere l’impossibile, ci fa vedere l’invisibile, ci fa sperare l’insperabile, e ci proietta nel regno di Dio con tutto il nostro spirito prima ancora che ciò avvenga anche con il nuovo corpo dei risorti, e tuttavia qui tornano con prepotenza, ma soprattutto con preoccupazione le parole di Gesù: “Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”
Questo sono parole di ammonimento ma anche parole profetiche, che ci dovrebbero sempre far riflettere su quanto facile sia abbandonare la fede in Dio da parte dell’umanità di ogni epoca, e specialmente quella degli ultimi tempi, poiché noi sappiamo che il Signore tornerà proprio negli ultimi tempi.
La preoccupante previsione del Signore, circa la mancanza di fede dell’umanità negli ultimi tempi, quando sulla terra il potere sarà temporaneamente passato nelle mani dell’anticristo e dei suoi seguaci, ci dice che saranno poche le persone che si manterranno fedeli al Signore e che quindi il suo ritorno sarà seguito da una serie di tribolazioni e lotte, come descritte dall’Apostolo Giovanni nella sua Rivelazione.
Questo però non ci deve spaventare, né scoraggiare, anche se proprio ai nostri giorni cominciano a vedersi molti dei segni che preannunciano il ritorno di Cristo; segni sconvolgenti ma che tuttavia i credenti che avranno riposto la loro fede nel Signore sapranno cogliere e serviranno loro da avvertimento per meglio prepararsi ad affrontare l’ultima sfida, ancora una volta non con le umane forze, ma fidando solo ed esclusivamente sulla potenza del Signore laddove ciascuno abbia imparato a vivere per fede la propria vita. AMEN
